Siria: il comitato costituzionale è ufficiale, Di Maio e Mogherini approvano

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 15:35 in Medio Oriente Siria

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Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha annunciato, il 23 settembre, la creazione di un comitato costituzionale in Siria, una mossa attesa da tempo e volta a porre fine al conflitto nel Paese.

In particolare, Guterres ha affermato, nella sede delle Nazioni Unite di New York, a margine dell’Assemblea Generale, che il governo della repubblica democratica siriana e la commissione per i negoziati hanno raggiunto un accordo per l’istituzione di un comitato costituzionale e l’Onu, a Ginevra, avrà il ruolo di facilitarne i lavori. Tale commissione, a detta del segretario Onu, si incontrerà nelle prossime settimane.

Guterres ha poi accolto con favore i progressi compiuti dal governo siriano e dalle fazioni di opposizione, affermando che il suo inviato speciale in Siria, Geir Pedersen, ha gestito le negoziazioni per l’accordo in conformità con la risoluzione 2254 del 2015, del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Tale decisione stabilisce la nuova stesura di una costituzione siriana, nell’ambito di un processo di transizione politica, e richiede a tutte le parti coinvolte di cessare immediatamente gli attacchi contro obiettivi civili. Con la risoluzione 2254, si esortava altresì l’Onu a sostenere gli sforzi profusi a favore del cessate il fuoco in Siria, oltre a riunire le parti interessate per avviare negoziati e tenere elezioni libere ed eque, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Geir Pedersen si è incontrato, in particolare, con il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Moallem, per discutere i dettagli e le questioni in sospeso riguardanti il comitato costituzionale. A tal proposito, l’inviato speciale dell’Onu ha definito l’incontro positivo ed ha specificato che le due parti hanno garantito l’assenza di qualsiasi ingerenza estera nella commissione. Per al-Moallem, Damasco continuerà ad avere il diritto di contrastare il terrorismo, secondo il diritto internazionale. Pedersen ha altresì avuto un colloquio telefonico con il capo dell’ente negoziale dell’opposizione siriana, Naser al-Hariri, e anch’esso ha avuto esito positivo.

Di fronte all’annuncio di Guterres, il Dipartimento di Stato statunitense ha definito il comitato una mossa incoraggiante per giungere ad una soluzione politica del conflitto siriano ma vi è ancora lavoro da svolgere per giungere ad una completa applicazione. A tal proposito, è stato chiesto al presidente siriano, Bashar al-Assad, di accettare il desiderio del popolo siriano di vivere in pace.

Anche l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha affermato che la mossa dà nuovamente speranza ai siriani. “Ci aspettiamo il primo incontro del Comitato costituzionale il prima possibile e speriamo che possa dare il via ad un processo in grado di portare alla pace richiesta e meritata dal popolo siriano” sono state le parole di Mogherini.

In tale quadro, il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, ha accolto con favore l’accordo raggiunto circa la creazione del comitato costituzionale in Siria. Tale risultato, a detta del ministro, è stato possibile anche grazie al lavoro di Pedersen, che l’Italia, dal canto suo, continuerà a sostenere. Si spera che quanto annunciato possa portare ad una soluzione della crisi siriana, ai sensi della risoluzione 2254 del 2015.

Già precedentemente, il 18 settembre scorso, Antonio Guterres aveva dichiarato che era stato raggiunto un accordo riguardante la composizione interna del comitato costituzionale. È da mesi che l’Onu si sta adoperando per creare tale commissione costituzionale, una proposta avanzata nel corso di una conferenza di pace ospitata dalla Russia nel mese di gennaio 2018. Il numero totale dei membri dovrebbe ammontare a 150. In particolare, 50 saranno scelti dal regime siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, il quale terrà conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile. Il comitato non include, però, rappresentanti dell’amministrazione autonoma curda nella Siria settentrionale e Nord-orientale.

Il disaccordo era precedentemente nato soprattutto in relazione ai membri della terza lista, altresì motivo di frizione tra l’Onu ed il regime siriano. Tuttavia, a detta di alcuni diplomatici, già nel corso dell’estate vi è stato un avvicinamento tra le due parti e, al momento, vi sono discussioni in merito ad un solo nome.

Circa la questione “costituzione” in Siria, da un lato, le fazioni di opposizione chiedono la redazione di un nuovo documento, mentre, dall’altro lato, il regime siriano respinge tale proposta e mira a modificare la costituzione già esistente. Pertanto, di fronte a proposte contrastanti, Pederson, definito un “diplomatico veterano”, si è trovato ad affrontare il difficile compito di trovare un compromesso tra le parti impegnate nel conflitto in Siria, nella cornice delle Nazioni Unite.

Oltre alla composizione della commissione costituzionale, il disaccordo tra l’opposizione e il regime riguarda altresì il meccanismo di lavoro di questo comitato e la distribuzione delle responsabilità tra i suoi membri. I diplomatici temono che ci vorranno diversi mesi per arrivare alla piena attuazione dell’accordo. Da parte sua, l’inviato dell’Onu, che ha ricevuto il proprio mandato a gennaio 2019, spera di riuscire a rilanciare il processo di pace che attualmente vive una fase di stasi, dopo più di otto anni di guerra nel Paese.

Un accordo su un progetto di pace in Siria era stato raggiunto a Ginevra il 30 giugno 2012 e viene tuttora considerato il pilastro che potrebbe portare alla fine del conflitto. Tale patto era stato approvato dai rappresentanti alle Nazioni Unite allora in carica di Lega Araba, Unione Europea, Turchia, USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito ed aveva posto le basi per un processo politico. Il primo passo sarebbe stato costituito dall’istituzione di un ente governativo transitorio con pieni poteri esecutivi, il secondo dalla redazione di una costituzione, ed infine si prevedeva l’indizione di elezioni. Il Consiglio di Sicurezza ha avallato all’unanimità l’accordo con una risoluzione del mese di dicembre 2015, in cui è stata altresì stabilita una tabella di marcia per colloqui e per il cessate il fuoco. Tuttavia, le diverse scadenze non sono mai state rispettate.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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