Primo ministro iracheno a Pechino: la Cina parteciperà alla ricostruzione dell’Iraq

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 15:46 in Cina Iraq

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Il primo ministro cinese, Li Keqiang, ha incontrato il primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi, a Pechino, il 23 settembre, per concordare misure a favore della ricostruzione dell’Iraq. A tale fine, i due rappresentanti hanno parlato di una possibile partecipazione dell’Iraq alla “Belt and Road Initiative” cinese. 

Durante l’incontro, che si è tenuto nella Grande Sala del Popolo, Li ha dichiarato che la Cina e l’Iraq sono due antiche civiltà e hanno una lunga storia di scambi amichevoli. Il premier ha poi elogiato i legami bilaterali tra i due Paesi, da quando questi hanno stabilito relazioni diplomatiche, nel 1958, e ha espresso sostegno agli sforzi di Baghdad per ripristinare la sicurezza e la stabilità nel Paese, promuovere la ricostruzione economica e sociale e migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini. La Cina è pronta a collaborare con l’Iraq per approfondire la reciproca fiducia politica, espandere la cooperazione pratica su tutta la linea e migliorare gli scambi bilaterali per promuovere il partenariato strategico Cina-Iraq per un maggiore sviluppo, ha dichiarato Li.

Inoltre, il premier cinese ha sottolineato che Pechino è disposta a partecipare alla ricostruzione dell’Iraq, mantenere un partenariato energetico a lungo termine ed espandere la cooperazione nella produzione agricola, per alimentare uno sviluppo diversificato dell’economia irachena e ottenere risultati vantaggiosi per tutti. Li ha poi dichiarato che il suo Paese è pronto a lavorare con l’Iraq per unire la Belt and Road Initiative con il piano di ricostruzione dell’Iraq. Tale iniziativa è un ambizioso progetto per la creazione di un’ampia rete commerciale globale che parta dalla Cina e raggiunga Medio Oriente, Golfo, Africa e Sud dell’Europa, noto anche come Nuova Via della Seta. Se incluso in tale progetto, l’Iraq potrebbe beneficiare degli investimenti di imprese cinesi, sopratutto nel settore delle infrastrutture. 

Da parte sua, Mahdi ha affermato che l’Iraq e la Cina stanno vivendo le migliori relazioni bilaterali della loro storia. Il premier iracheno ha poi sottolineato che la Cina è un Paese che ama la pace e sostiene la cooperazione, aggiungendo che l’Iraq è disposto a lavorare con la Cina per rafforzare i rapporti nei settori del commercio, dell’economia, della costruzione di infrastrutture, dell’energia e della cultura. Dopo i colloqui, Li e Abdul Mahdi hanno firmato una serie di documenti di cooperazione bilaterale in campo economico, tecnologico, finanziario e culturale. Prima dei colloqui, Li ha tenuto una cerimonia di benvenuto per la sua controparte irachena nell’ala Nord della Grande Sala del Popolo.

Le relazioni tra i due Paesi sono state formalmente stabilite il 25 agosto 1958. Durante gli anni ’60, i rapporti si sono rafforzati grazie all’acquisto di armi cinesi da parte di Baghdad, durante la guerra dei 6 giorni e la guerra dello Yom Kippur con Israele. Durante la guerra Iran-Iraq, che è durata dal 1980 al 1988, la Cina è stata uno dei principali fornitori di entrambe le parti in guerra. I rapporti peggiorarono con guerra del Golfo, nel 1991. In tale occasione, Pechino aveva condannato l’invasione dell’Iraq in Kuwait, ad opera di Saddam Hussain, e aveva sostenuto con forza l’azione militare della coalizione internazionale contro tale violazione. Tuttavia, la Cina si è poi fortemente opposta alla guerra in Iraq del 2003 e, insieme a Francia, Germania e Russia, aveva fortemente condannato l’invasione e l’occupazione, chiedendo il ritiro di tutte le forze dal Paese. I Paesi si unirono contro gli Stati Uniti e il Regno Unito e si rifiutarono di fornire truppe in Iraq, senza un mandato delle Nazioni Unite.

La Cina è poi emersa come uno dei maggiori vincitori nella corsa al petrolio iracheno, a seguito del conflitto. Le società cinesi erano disposte a operare in Iraq con contratti di 20 anni, che offrivano margini di profitto inferiori a quelli desiderati, invece, dalle società occidentali. Nel 2013, la Cina ha acquistato quasi la metà della produzione di petrolio irachena, quasi 1.5 milioni di barili al giorno. Nel luglio 2019, gli ambasciatori delle Nazioni Unite provenienti da 50 paesi, compreso l’Iraq, hanno firmato una lettera congiunta al Comitato per i Diritti Umani per difendere il trattamento da parte della Cina degli Uiguri e di altre minoranze musulmani, nella regione dello Xinjiang. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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