L’Europa accusa l’Iran, Teheran rifiuta un nuovo accordo

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 10:14 in Europa Iran

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, attualmente a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno rifiutato la dichiarazione dei leader della Troika europea, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, circa le accuse rivolte contro Teheran di coinvolgimento negli attacchi del 14 settembre agli stabilimenti petroliferi di Aramco.

Per Rouhani, tali accuse sono prive di fondamento, mentre Zarif ha sottolineato che da parte iraniana non vi sarà alcun nuovo accordo, prima del pieno adempimento al patto precedente, con riferimento all’accordo sul nucleare del 2015. La dichiarazione di Zarif giunge in risposta all’invito dei tre Paesi europei rivolto a Teheran per negoziati a lungo termine sui propri programmi missilistici e nucleari e sulla propria influenza a livello regionale.

Nella sera del 23 settembre, il presidente francese, Emmanuel Macron, il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, a margine della riunione dell’Assemblea Generale, hanno rilasciato una dichiarazione in cui si afferma che le responsabilità dell’attacco in Arabia Saudita del 14 settembre scorso è da ricollegarsi all’Iran in quanto “non vi è altra spiegazione”. “È giunto il momento per l’Iran di accettare un quadro di negoziati a lungo termine riguardanti il proprio programma nucleare e le questioni di sicurezza regionale, compresi i suoi programmi missilistici” è stato affermato dalle parti europee, le quali hanno altresì evidenziato la necessità, per l’Iran, di astenersi da un’ulteriore escalation e di impegnarsi a profondere sforzi diplomatici.

Nel corso degli ultimi mesi, tali negoziati e accordi hanno rappresentato delle “linee rosse”, a detta dell’Iran. Zarif ha poi affermato che i tre Paesi europei non sono riusciti ad adempiere ai propri impegni senza il permesso degli Stati Uniti, da maggio 2018 ad oggi, e la soluzione a tale mancanza è rappresentata dalla volontà di tutte le parti coinvolte di trovare un percorso indipendente, senza basarsi sulle accuse statunitensi ma rimanendo coerenti con il con Piano d’azione congiunto globale del 2015.

Per quanto riguarda l’incontro tra Macron e Rouhani, è stato riferito che le due parti hanno discusso i dettagli degli sforzi francesi e degli altri partecipanti all’accordo sul nucleare per preservarlo, nonché i delicati sviluppi e le condizioni in cui riversa attualmente la regione del Golfo. Non da ultimo, si è altresì parlato dell’iniziativa del presidente iraniano per garantire la navigazione nel Golfo, nota come “Pace nello Stretto di Hormuz. “

Dal canto suo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha respinto gli sforzi profusi dal presidente francese Macron per mediare tra gli Stati Uniti e l’Iran nel conflitto tra i due Paesi. “Non abbiamo bisogno di un mediatore. Macron è un mio amico, ma non stiamo cercando alcun mediatore” sono state le parole del capo della Casa Bianca.

Il 14 settembre scorso, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Sebbene i ribelli abbiano dichiarato la propria responsabilità, gli Stati Uniti credono che sia l’Iran ad essere tra gli autori dell’attacco. In particolare, vi sarebbero prove che attestano la provenienza dei droni da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq.

Tale attacco, oltre ad essere motivo di preoccupazione a livello internazionale, ha lanciato dubbi sulla possibilità di un incontro tra Trump e Rouhani nel corso dell’Assemblea Generale. Tuttavia, il presidente iraniano ha affermato che “Il nostro messaggio al mondo, durante la riunione delle Nazioni Unite, è di pace e stabilità e vogliamo anche dire a tutti che la situazione nel Golfo è molto delicata”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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