Kosovo, UE: “Elezioni pacifiche e trasparenti”, ma rimane necessario il visto

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 17:25 in Europa Kosovo

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I vertici della missione dell’Unione Europea in Kosovo hanno richiesto ai leader del Paese di assicurarsi che le elezioni parlamentari del 6 ottobre procedano in maniera “pacifica, trasparente e inclusiva” e in linea con gli standard internazionali.

È quanto reso noto dalla dichiarazione rilasciata martedì 24 settembre dai leader della missione di osservazione europea, inviata “in virtù dell’invito ricevuto dal presidente”, Hashim Thaci, “per osservare le elezioni parlamentari anticipate del 6 ottobre 2019”.

Le elezioni, ha sottolineato la Missione di osservazione elettorale dell’UE (EUOM), “sono una delle componenti fondamentali della democrazia e rappresentano un’opportunità per il popolo del Kosovo di esercitare il proprio diritto democratico di votare ed eleggere i propri leader”.

Per godere a pieno di tale opportunità, però, l’UE ha sottolineato che il processo elettorale deve svolgersi in maniera pacifica, trasparente, inclusiva e in linea con gli standard internazionali e lo stato di diritto. Affinché ciò venga garantito, ha reso noto l’EUOM, tutti i partiti politici e i leader in carica devono svolgere una campagna elettorale all’insegna del rispetto, concentrata su programmi concreti, nell’interesse della popolazione del Kosovo.

La campagna elettorale in Kosovo inizierà ufficialmente mercoledì 25 settembre e durerà 10 giorni.

Nell’ambito della competizione elettorale, parteciperanno 25 entità politiche e coalizioni pre-elettorali. Secondo quanto reso noto dall’agenzia stampa del Kosovo, gli aventi diritto sono 1.937.868 persone. Tuttavia, la commissione centrale elettorale ha deciso di stampare 1.801.800 schede elettorali.

La missione di osservazione dell’Unione Europea era stata ufficializzata domenica 15 settembre e risulta in linea con quanto precedentemente realizzato da Bruxelles nei confronti di Pristina. Le missioni di osservazione elettorale dell’Unione Europea in Kosovo sono già state 4, di cui 2 nel 2017, a conferma dell’impegno dell’UE nei confronti del Paese più giovane d’Europa.

Secondo quanto annunciato da Mogherini, a capo della Missione vi sarà l’Osservatrice capo Viola von Cramon-Taubadel, la quale, in seguito alla nomina, aveva dichiarato di ritenere “importante per l’UE continuare ad accompagnare le elezioni in Kosovo, le quali hanno avuto inizio nel 2009”. In particolare, aveva specificato von Cramon-Taubadel, “l’osservazione della Missione fornirà un importante contributo a queste elezioni e, tramite il suo follow-up, anche agli sforzi finalizzati a rafforzare i processi elettorali del futuro del Paese”.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. In tale contesto, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”.

Le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente anche dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro e di divergenza, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

Nel frattempo, l’ufficio di rappresentanza dell’UE in Kosovo ha dichiarato alla radio nazionale che il Consiglio europeo non ha inserito nella propria agenda la rimozione del Kosovo dalla lista degli Stati i cui cittadini necessitano il visto per viaggiare nell’UE. Per beneficiare di tale privilegio, ha reso noto l’EUOM, il Paese deve dimostrare di intraprendere sforzi continui in materia di stato di diritto, immigrazione e sicurezza.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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