Immigrazione, Italia: arrestata trafficante di Verona, intanto autorizzazione per Ocean Viking

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 6:18 in Immigrazione Italia

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Una giovane donna italiana è stata arrestata a Dublino, in Irlanda, con l’accusa di essere coinvolta nel traffico di migranti. Nel frattempo, il Viminale ha concesso lo sbarco alla Ocean Viking.

Una ragazza italo-brasiliana di 21 anni, Paula Dos Santos, si è presentata dinanzi la corte irlandese di Dublino dopo che le autorità la avevano arrestata, lo scorso 28 agosto, per aver cercato di far imbarcare con sé su un volo per Londra 2 cittadini albanesi in possesso di carte d’identità italiane contraffatte. La donna, secondo quanto emerso dalle indagini, era stata contattata da un’agenzia internazionale, la quale le aveva garantito una ricompensa economica.

Tale elemento è stato più volte sottolineato dal difensore legale della ragazza, Michael Kelleher, il quale ha dichiarato che Dos Santos “è stata coinvolta senza saperlo, esponendosi in prima linea”. Kelleher ha altresì aggiunto che la ragazza era una studentessa con uno scarso livello di inglese, sconvolta per quanto accaduto e per i giorni trascorsi in galera. L’avvocato ha altresì reso noto al giudice che per la famiglia dell’imputata il reperimento del denaro per il pagamento della cauzione, la quale ammontava a 5000 euro, era stato molto difficile.  

Ciò nonostante, la corte ha deciso di non rilasciare Dos Santos, la quale, dovrà ripresentarsi dinanzi alla corte che deciderà se condannarla al massimo della pena, la quale ammonta a 10 anni di reclusione.

Mentre la giovane veronese subiva il processo, la Ocean Viking, nave di proprietà della ONG francese SOS Mediterraneee e Medici Senza Frontiere, annunciava che il Viminale ha autorizzato lo sbarco dei 182 migranti attualmente a bordo dell’imbarcazione.

Nello specifico, secondo quanto annunciato dalla ONG, la Ocean Viking ha ricevuto istruzioni dal Centro di Coordinamento per il Soccorso marittimo di Roma, il quale ha indicato all’equipaggio di recarsi presso il porto di Messina per procedere con le operazioni di sbarco.

La Ocean Viking aveva tratto in salvo i migranti nel corso di 3 distinte operazioni. I primi 48 migranti erano stati salvati il 17 settembre a circa 53 miglia nautiche dalle coste della Libia, dove si trovava una barca di legno in difficoltà. Tra i migranti salvati, secondo quanto reso noto dall’equipaggio, vi erano uomini, donne, bambini piccoli e un neonato. Successivamente, nel corso della stessa giornata, la Ocean Viking aveva individuato un gommone in situazione di emergenza, a bordo del quale vi erano altri 61 migranti, molti dei quali, una volta tratti in salvo, sono stati soccorsi per aver inalato del carburante. Nel corso di una terza operazione, infine, l’equipaggio aveva salvato 73 migranti in mare.

Dopo aver tratto in salvo 182 persone, l’equipaggio aveva richiesto un porto sicuro dove poter sbarcare. Dopo poche ore, le autorità libiche avevano risposto alla richiesta della ONG, indicando il porto di Khoms, in Libia, quale luogo dove procedere con lo sbarco dei migranti. La ONG, tuttavia, aveva dichiarato che la “Libia non è un posto sicuro dove stare”, motivo per cui “la Ocean Viking ha richiesto un’alternativa”.

Il giorno successivo, l’imbarcazione aveva tratto in salvo altri 35 migranti, i quali erano stati individuati nel perimetro delle acque maltesi, motivo per cui erano in seguito state trasferite su una nave militare della Valletta che aveva preso in carico lo sbarco dei migranti.

Mentre la Ocean Viking seguiva le indicazioni ottenute da Roma, il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, si trovava a Malta per incontrare gli omologhi di Malta, Francia e Germania e i rappresentanti della Finlandia, che detiene la presidenza del Consiglio dei ministri dell’UE, e della Commissione europea, nella persona del Commissario per l’immigrazione, Dimitris Avramopoulos.

Secondo quanto annunciato al termine dell’incontro, nel corso del summit a Malta i leader presenti hanno concordato su 4 punti principali.

Il primo è che la redistribuzione dei migranti sarà obbligatoria e funzionerà con un meccanismo di ripartizione delle quote, il quale verrà stabilito dai Paesi che decideranno di sottoscrivere l’accordo. Il secondo punto prevede l’adozione di “tempi rapidi”, i quali ammontano a circa 4 settimane, per i ricollocamenti e la redistribuzione sia di chi ha ottenuto lo status di rifugiato, sia della totalità dei richiedenti asilo. In terzo luogo, una volta definita la quota da ridistribuire, i migranti verranno direttamente registrati nel Paese di destinazione, che ne curerà anche i rimpatri, e non in quello di primo approdo. Secondo quanto sottolineato dal ministro italiano, infine, l’accordo, che verrà ora presentato agli altri Paesi dell’UE, stabilisce anche “la rotazione volontaria dei porti di sbarco, non solo quando quelli di Italia e Malta sono saturi”, il che rappresenta, ha dichiarato Lamorgese, “un primo passo concreto per un approccio di vera azione comune europea”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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