Assemblea Generale delle Nazioni Unite: i temi chiave della 74° sessione

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 14:49 in Asia Medio Oriente USA e Canada

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I leader mondiali si sono riuniti a New York City per prendere parte alla 74° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA). Il dibattito si svolgerà dal 24 settembre al 30 settembre e i punti critici da affrontare sono numerosi, in un momento di alta tensione nell’arena internazionale. 

La “questione iraniana” è sicuramente un argomento centrale di questa sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nella sera del 23 settembre, il presidente francese, Emmanuel Macron, il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, a margine della riunione dell’Assemblea Generale, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si afferma che l’Iran è responsabile dell’attacco in Arabia Saudita del 14 settembre, in quanto “non vi è altra spiegazione”. “È giunto il momento per l’Iran di accettare un quadro di negoziati a lungo termine riguardanti il proprio programma nucleare e le questioni di sicurezza regionale, compresi i suoi programmi missilistici” è stato affermato dalle parti europee, le quali hanno altresì evidenziato la necessità, per l’Iran, di astenersi da un’ulteriore escalation e di impegnarsi a profondere sforzi diplomatici.

Per il presidente iraniano, Hassan Rouhani, tali accuse sono prive di fondamento, mentre il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, ha sottolineato che da parte iraniana non vi sarà alcun nuovo accordo, prima del pieno adempimento al patto precedente, con riferimento all’accordo sul nucleare del 2015. La dichiarazione di Zarif giunge in risposta all’invito dei tre Paesi europei rivolto a Teheran per negoziati a lungo termine sui propri programmi missilistici e nucleari e sulla propria influenza a livello regionale. Brian Hook, il principale consigliere sull’Iran del presidente USA, Donald Trump, ha espresso frustrazione per la presunta “mancanza di azione” della comunità internazionale contro l’Iran. Hook ha affermato che l’Iran si cela dietro gli attacchi in Arabia Saudita, citando fonti di “intelligence e analisi open source”, che non sono state specificate. “Gli attacchi sono stati più complessi, di dimensioni maggiori e più precisi di qualsiasi cosa gli Houthi siano in grado di eseguire”, ha aggiunto, riferendo che “accettare la versione iraniana degli eventi mina la sicurezza internazionale”.

Un altro tema estremamente rilevante in questa sessione dell’Assemblea Generale è lo scontro tra Narendra Modi e Imran Khan sul Kashmir. Il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. L’India governa la Valle del Kashmir mentre il Pakistan controlla una parte di territorio, situata a ovest, che Nuova Delhi definisce “Kashmir occupato dal Pakistan”, PoK). “La nostra posizione sul PoK è, è sempre stata e sarà sempre molto chiara. Fa parte dell’India e ci aspettiamo che un giorno ne riprenderemo la giurisdizione, il controllo fisico su di essa”, ha dichiarato il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, in una conferenza stampa, il 17 settembre. 

Il Pakistan ha sottolineato i pessimi rapporti con l’India già prima dell’inizio dell’assemblea, negando al Primo Ministro indiano l’accesso allo spazio aereo pakistano per volare verso New York. Trump, a tale proposito, ha espresso l’augurio che India e Pakistan possano venirsi incontro per risolvere le loro differenze riguardanti la regione del Kashmir. Da parte sua, il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha dichiarato che vorrebbe che gli Stati Uniti usassero la loro influenza per risolvere il conflitto in atto. Trump e Khan si sono incontrati a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per un colloquio privato. È, inoltre, previsto che Trump incontri Narendra Modi entro questa settimana, per discutere proprio dei recenti attriti relativi ai cambiamenti avvenuti nel Kashmir amministrato dall’India.

Un altro argomento centrale nell’arena internazionale è quello della Brexit e, soprattutto, del futuro del confine irlandese in caso di uscita del Regno Unito dall’Europa senza un accordo. Secondo la stampa inglese, Leo Varadkar, più di ogni altro leader dell’UE, detiene “le chiavi dell’accordo sulla Brexit”. Il primo ministro irlandese, insieme alla Commissione Europea, ha insistito sulla necessità di negoziare un cosiddetto “backstop”. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa Mayprevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. I legislatori inglesi hanno finora respinto per tre volte l’accordo di recesso concordato tra l’esecutivo e l’Unione Europea, approfondendo una crisi di tre anni che minaccia lo status della Gran Bretagna come uno dei principali centri finanziari del mondo e destinazione stabile degli investitori stranieri. In questo momento, Londra si trova nel mezzo di una crisi costituzionale interna e di una resa dei conti con l’UE poiché Johnson si è impegnato a lasciare il blocco in 66 giorni, con o senza accordo, a meno che Bruxelles non accetti di rinegoziare l’uscita del Regno Unito.

In tale complesso contesto, inoltre, la Corte Suprema del Regno Unito ha decretato che la richiesta avanzata dal premier, Boris Johnson, alla regina in merito alla sospensione delle attività del Parlamento fino al 14 ottobre costituisce un illecito. Il giudizio è stato annunciato, martedì 24 settembre, dopo un’analisi d’urgenza iniziata il 17 e conclusasi il 19 settembre. Il resto dell’UE si è compattato con l’Irlanda e non concorderà un’alternativa al backstop senza comunicarlo a Dublino. Varadkar, che ha stretto una stretta alleanza con Michel Barnier, è fermamente convinto che qualsiasi cambiamento debba mantenere inalterato il confine e salvaguardare l’accordo del Venerdì Santo. Durante la visita del Primo Ministro britannico a Dublino il 9 settembre, Varadkar aveva avvertito Johnson di voler affrontare una fatica “erculea” nel portare a termine la Brexit e tentare di negoziare un accordo di libero scambio con l’UE. Il 20 settembre, a Varadkar è stata consegnata una fiala di acqua santa da un sacerdote che gli ha chiesto di:”usarla nel suo incontro con Boris Johnson”. “Glielo dovrei lanciare?” ha risposto scherzosamente Varadkar.

Un altro tema rilevante di questa sessione è il cambiamento climatico e il dibattito aperto tra Emmanuel Macron e il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. I due uomini politici si sono scontrati durante l’estate, dopo che Macron ha suggerito che gli incendi in Amazzonia fossero un problema globale, che necessitava di supporto internazionale. Bolsonaro, che mantiene una posizione scettica sul climate change, ha accusato Macron di avere “una mentalità coloniale”. Bolsonaro ha anche aggiunto una serie di commenti sulla moglie del presidente francese. Macron lo ha definito “estremamente maleducato” e ha aggiunto: “Spero che il Brasile scelga molto rapidamente un presidente che si comporti in modo adeguato”. Infine, il 24 settembre è stato il giorno in cui ha preso la parola l’attivista svedese di 16 anni, Greta Thunberg, che ha rivolto parole molto dure ai leader mondiali in occasione dell’apertura della Conferenza delle Nazioni Unite. La Thunberg ha accusato tutti i presenti di aver rubato la sua infanzia con “parole vuote”. “Il mio messaggio è che vi stiamo guardando. È tutto sbagliato”, ha affermato la ragazza, pronunciando un discorso con tono rotto dall’emozione. “Non dovrei essere quassù. Dovrei tornare a scuola, dall’altra parte dell’oceano”, ha aggiunto, rivolgendosi al Vertice ONU sul Clima.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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