Conte incontra al-Sisi a New York: discusso anche il caso Regeni

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 11:17 in Egitto Italia

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Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ed il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, hanno tenuto un incontro, il 23 settembre, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York.

Le due parti hanno discusso di alcune questioni regionali ed internazionali, tra cui la situazione in Libia e Siria, il conflitto arabo-israeliano, oltre alla lotta al terrorismo e all’immigrazione irregolare. Da un lato, al-Sisi ha sottolineato l’importanza di profondere maggiori sforzi per giungere ad una risoluzione delle crisi in cui riversano alcuni Paesi. Non da ultimo, a detta del presidente egiziano, è necessario sostenere la coesione delle istituzioni nazionali degli Stati caratterizzati da instabilità, con l’obiettivo di preservarne l’unità e l’integrità territoriale, oltre a raggiungere l’obiettivo di pace regionale, ponendo fine alle sofferenze dei popoli e rispondendo ai più alti interessi.

Il portavoce ufficiale della presidenza, Bassam Radi, ha poi rivelato che al-Sisi si è congratulato con il premier italiano per aver ricevuto nuovamente il mandato alla presidenza del Consiglio, sottolineando altresì le speciali relazioni storiche che uniscono Italia ed Egitto e che riguardano diversi settori, tra cui quello politico ed economico, e la cooperazione tra le due parti per affrontare le sfide nell’area del Mediterraneo. A tal proposito, al- Sisi ha sottolineato l’importanza che il suo Paese attribuisce allo sviluppo di vari quadri di cooperazione congiunta tra Egitto e Italia in vari settori, nonché al coordinamento e alla consultazione su questioni regionali di interesse comune.

Da parte sua, il primo ministro italiano ha espresso l’intenzione dell’Italia di continuare a rafforzare le relazioni bilaterali e di attivare quadri di cooperazione congiunta a vari livelli, in particolare a livello economico e commerciale. Conte ha poi affermato la determinazione del suo Paese a continuare a coordinarsi e consultarsi con l’Egitto sugli sviluppi regionali e sui mezzi per risolvere le crisi in Medio Oriente, alla luce degli sforzi profusi dal Cairo nella lotta al terrorismo e nel miglioramento della sicurezza e della stabilità nella regione.

Un’altra questione toccata nel corso dell’incontro è stata il cosiddetto “caso Regeni”. Giulio Regeni, un dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati, è stato rapito il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri furono uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno in cui sparì.

A tal proposito, anche il 23 settembre è stata riaperta la questione, mettendo in luce gli sforzi profusi per scoprire le circostanze del caso, individuare gli autori e consegnarli alla giustizia. Anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha commentato l’incontro affermando che ci si aspetta risposte dal Cairo il prima possibile e che il proprio governo continuerà ad impegnarsi fino a quando non vi sarà un chiaro epilogo della vicenda Regeni.

Circa i rapporti Italia- Egitto, l’8 aprile 2016, il governo italiano ha richiamato in patria il proprio ambasciatore al Cairo, interrompendo temporaneamente tutti i rapporti diplomatici con l’Egitto. Successivamente, il 14 agosto 2017, l’Italia ha poi annunciato il ritorno del proprio ambasciatore nel Paese africano, dopo 15 mesi dall’uccisione del giovane dottorando.

Finora non esiste un accordo tra il Cairo e Roma per scambiare informazioni sugli sviluppi della questione Regeni, ma l’accusa italiana, in conformità con il diritto internazionale e con gli accordi congiunti, non ha il diritto di incriminare qualcuno unilateralmente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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