USA considera un attacco informatico contro l’Iran

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 15:41 in Iran USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta valutando l’ipotesi di colpire l’Iran tramite un attacco cibernetico. Si tratterebbe del secondo intervento di questo tipo contro la Repubblica Islamica, in un clima di tensioni crescenti nella regione.

Secondo quanto riferisce il New York Times, Trump starebbe valutando una serie di opzioni per colpire l’Iran, a seguito dell’attacco contro le strutture petrolifere saudite del 14 settembre. Nonostante Teheran continui a negare la responsabilità di tale assalto, i rappresentanti USA e quelli sauditi sono sicuri che l’offensiva, che ha fortemente ridotto la produzione petrolifera saudita, sia partita dal territorio iraniano. Un attacco cibernetico potrebbe essere la migliore ipotesi di risposta per gli Stati Uniti in questo momento, secondo molti, data la riluttanza ad intervenire fisicamente nell’area, già sconvolta da forti tensioni.

“Il presidente ha parlato delle nostre mosse in passato in questo ambito, ma certamente non rivelerò cosa faremo in futuro”, ha dichiarato il segretario di Stato, Mike Pompeo, domenica 22 settembre, quando gli è stato chiesto se un attacco informatico potrebbe essere una replica adeguata agli atteggiamenti iraniani. “Gli Stati Uniti risponderanno in un modo che riflette l’atto di guerra effettuato dal regime rivoluzionario”, ha aggiunto Pompeo. Il segretario di Stato ha poi sottolineato che l’esercito statunitense stava già inviando truppe aggiuntive in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, in gran parte per rafforzare le difese aeree. Tuttavia, queste mosse da sole sono considerate non sufficienti a prevenire ulteriori attacchi iraniani. Quindi, la Casa Bianca, il Pentagono e il Cyber Command USA si stanno interrogando sulla possibilità di inviare un forte messaggio all’Iran con un attacco informatico, in modo da scoraggiare ulteriori offensive. Tuttavia, sarà necessario valutare i rischi, soprattutto quelli relativi alle possibili ritorsioni iraniane, anche nel settore della cyber-security, che potrebbero colpire gli Stati Uniti.

Secondo quanto riferisce il New York Times, almeno 3 volte, negli ultimi 10 anni, gli Stati Uniti hanno organizzato grandi attacchi informatici contro l’Iran. Questi avevano la funzione di impedire la realizzazione programmi nucleari o missilistici, punire il Paese o intimare ai leader della Repubblica Islamica di mettere fine al loro sostegno al terrorismo internazionale. In ogni caso, il danno inflitto ai sistemi iraniani è sempre stato riparato, e molto spesso, lo sforzo per dissuadere l’Iran ha avuto successo solo parzialmente. L’esempio più famoso in tale ambito è rappresentato da una sofisticata campagna di sabotaggio di un impianto per l’arricchimento dell’uranio in Iran utilizzando il codice informatico, nel giugno del 2012. A giugno del 2019, invece, Trump ha approvato un’operazione segreta per distruggere un database chiave che, secondo gli Stati Uniti, veniva utilizzata per individuare e colpire le petroliere nel Golfo. “Un attacco informatico può certamente essere un fattore dissuasivo, può essere un’arma molto potente”, ha affermato il senatore Angus King, che è anche presidente della Cyberspace Solarium Commission. Tale istituzione è stata creata dal Congresso USA al fine di riesaminare la cyber-strategia offensiva degli Stati Uniti. “È un’opzione che può causare danni reali”, ha aggiunto il senatore.

Tale nuovo attacco informatico sarebbe collegato al clima di estrema tensione a seguito degli eventi del 14 settembre scorso. In tale data, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Sebbene i ribelli abbiano dichiarato la propria responsabilità, gli Stati Uniti credono che sia l’Iran ad essere tra gli autori dell’attacco. In particolare, vi sarebbero prove che attestano la provenienza dei droni da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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