Repubblica Centrafricana-Libia: rafforzare i rapporti e proteggere gli investimenti

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 11:44 in Libia Repubblica Centrafricana

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Il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadéra, ha dichiarato che il suo Paese intende rafforzare le relazioni con il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, in Libia, per promuovere la cooperazione bilaterale e gli interessi comuni delle due nazioni. Tali affermazioni sono state rilasciate durante un incontro con l’inviato personale del Consiglio presidenziale libico e con il direttore generale della Compagnia di Investimenti africana presso il palazzo presidenziale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Secondo quanto riportato dall’ufficio stampa del Ministero degli Affari esteri, Touadéra ha sottolineato che il suo Paese si impegnerà anche a supportare e proteggere gli investimenti libici sul proprio territorio. Il governo di Bangui, dunque, è schierato dalla parte del premier Fayez al-Serraj, a capo del GNA.

La Repubblica Centrafricana è scossa dalle violenze da quando, nel 2013, l’ex presidente Francois Bozize è stato rovesciato con un colpo di stato organizzato da un gruppo di ribelli della fazione musulmana Seleka, scatenando l’offensiva della milizia cristiana anti-Balaka. Da quel momento, nel Paese si è diffuso il collasso economico, un’intensa corruzione e una rottura dell’ordine politico. Per questo, dal 2013, l’ONU ha imposto un embargo sulle armi e vietato la vendita o il trasferimento di materiale bellico nella Repubblica Centrafricana. Il provvedimento è stato rinnovato, il 31 gennaio 2018, per un altro anno. Tuttavia, a inizio 2018, un carico di armi leggere, destinato a equipaggiare le forze armate della Repubblica centrafricana, è arrivato a Bangui. A inviare gli armamenti è stata la Russia con l’autorizzazione speciale dell’Onu. Sempre grazie all’avallo delle Nazioni Unite e in deroga all’embargo, anche i 175 istruttori russi sopra menzionati sono arrivati nello Stato africano nel gennaio 2018 per lavorare in un campo militare nel sud-ovest del Paese.

La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. A seguito delle elezioni del 2016, Faustin-Archange Touadéra è diventato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non avrebbe più recuperato il controllo di alcuni territori, che rimangono in mano alle milizie armate.

A seguito dell’indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto lunghi anni di instabilità. Nonostante il Paese sia ricco di diamanti, oro e petrolio, rimane uno dei più poveri del globo, con il 4° PIL pro capite più basso al mondo. La sua economia ha subito una grave crisi nel 2012, durante il quale la crescita è stata pari al -36%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il Global Terrorism Index Report del 2018, la Repubblica Centrafricana è il 7° Paese che ha subito maggiormente l’impatto del terrorismo in Africa e il 15° al mondo, con un indice pari a 6,71 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie anti-Balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

L’ultima ondata di violenti combattimenti tra le due fazioni, che ha avuto inizio il 4 aprile 2019 con l’assedio di Tripoli da parte dell’Esercito nazionale del comandante Haftar, ha causato la morte di 1093 persone, tra cui anche civili, ed il ferimento di altri 5762. Stando alle cifre Onu, sono 120.000 gli sfollati causati dal conflitto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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