Regno Unito: Johnson valuta adesione a operazione militare USA nel Golfo

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 12:32 in Medio Oriente UK

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Il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, ha annunciato che il Regno Unito sta valutando di aderire a una missione militare a guida americana nel Golfo.

L’annuncio deriva dalla volontà di Johnson di rafforzare le capacità di difesa dei sauditi, soprattutto date le minacce poste dall’Iran che, secondo il primo ministro britannico, è responsabile degli attacchi del 14 settembre contro i due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, i quali erano stati colpiti da raid aerei. Tali attacchi erano in seguito stati rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi.

In precedenza, il Regno Unito aveva deciso di non mettere in dubbio la rivendicazione dei ribelli sciiti Houthi, ma domenica 22 settembre, mentre il premier si recava a New York per partecipare alla plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Johnson ha rivelato ai giornalisti che “il Regno Unito sta con molta probabilità considerando l’Iran quale responsabile degli attacchi”. Per tale ragione, ha aggiunto Johnson, Londra “lavorerà con gli alleati americani ed europei per formulare una risposta in grado di distendere la tensione nella regione del Golfo”.

Secondo quanto annunciato, inoltre, nella settimana corrente Johnson potrà, nella cornice del palazzo dell’ONU a New York, incontrare il presidente iraniano, Hassan Rouhani. Tale incontro evidenzia l’intenzione del governo britannico di privilegiare i mezzi diplomatici nella risoluzione delle tensioni con Teheran, sebbene Johnson abbia annunciato di essere disposto a valutare anche eventuali richieste di assistenza militare.

Nello specifico, in seguito all’annuncio degli Stati Uniti, rilasciato venerdì 20 settembre, della decisione di inviare nuove truppe in Medio Oriente per portare avanti un’azione di “deterrenza della condotta sempre più aggressiva dell’Iran”, Johnson ha dichiarato che il governo britannico “seguirà tale decisione con molta attenzione” e, “se gli americani o i sauditi chiederanno di assumere un ruolo, valuterà in che modo il Regno Unito potrà rendersi utile”.

Come gli Stati Uniti, anche l’Arabia Saudita ritiene l’Iran pienamente responsabile dei raid del 14 settembre, considerati, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Affari Esteri saudita, Adel al-Jubeir, sabato 21 settembre, un “atto di guerra”, motivo per cui Riad ha annunciato di voler considerare l’ipotesi di una “azione militare”.

Il 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Gli Stati Uniti si sono uniti alle indagini volte a stabilire il reale responsabile degli attacchi, che Washington e Teheran individuano nell’Iran. Il ministero della Difesa saudita ha mostrato ciò che ha definito la prova del coinvolgimento dell’Iran nell’attacco, il 18 settembre. In particolare, il capo della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha affermato che i dati fino ad ora raccolti nel corso delle indagini mostrano che è impossibile che l’attacco sia partito dallo Yemen, così come era stato affermato con la rivendicazione dei ribelli sciiti Houthi. Da parte sua, l’Iran nega il suo coinvolgimento negli attacchi e per tale ragione, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, aveva dichiarato, venerdì 10 settembre, che la Repubblica islamica “non batterà ciglio” prima di difendersi da qualsiasi attacco militare statunitense o saudita e aveva sottolineato che questo porterebbe a una “guerra totale”. “

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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