Nigeria: nuova operazione antiterrorismo, arrestati 5 militanti

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 12:24 in Africa Nigeria

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Le missioni antiterroristiche lanciate dall’esercito nigeriano nell’ambito dell’Operazione Lafiya Dole, attiva nel Nord-Est del Paese, hanno portato all’arresto di 5 militanti chiave, lunedì 23 settembre. Per incrementare l’efficacia degli interventi, le truppe hanno inoltre iniziato ad adottare una misura, conosciuta con il nome di Operation Positive Identification, che permette di tracciare tutti i nigeriani che attraversano le regioni del Borno, di Yobe e di Adamawa. L’operazione mira soprattutto a intercettare membri di Boko Haram o dello Stato Islamico nell’Africa Occidentale (ISWA), la branca dell’ISIS operativa principalmente in Nigeria.

Il vicedirettore delle Relazioni pubbliche dell’esercito nell’operazione Lafiya Dole, il colonnello Ado Isa, in una dichiarazione rilasciata lunedì mattina ha spiegato che la Operation Positive Identification è stata lanciata sulla base di “informazioni credibili secondo le quali alcuni militanti in fuga sono rifugiati in diverse città e villaggi degli Stati del Borno e di Yobe e in generale nelle regioni nordorientali del Paese”.

La dichiarazione recita: “A seguito dell’inizio della Operation Positive Identification, inaugurata dal commando a capo dell’operazione Lafiya Dole, nel Nord-Est della Nigeria, le truppe hanno intensificato la ricerca e l’arresto di tutti i sospetti elementi criminali che vagano in quelle regioni del Paese”. “Di conseguenza, 5 terroristi chiave sono appena stati catturati”, aggiunge la nota. L’operazione impone altresì a tutti i cittadini di portare sempre con sé mezzi di identificazione validi, come la carta di identità, quando si spostano o passano attraverso gli Stati regionali di Adamawa, Borno e Yobe. “Le truppe devono controllare rigorosamente i mezzi di identificazione legittimi, come la carta di identità nazionale, la carta di registrazione degli elettori, la patente di guida e i passaporti internazionali o altri documenti di identità ufficiali validi prima di consentire il passaggio delle persone. In questo modo, la Operation Positive Identification può funzionare efficacemente in tutto il Nord Est”, si legge nella dichiarazione.

Lo Stato del Borno è uno dei più colpiti dagli attentati di Boko Haram e dei miliziani dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWA). In generale, però, tutta l’area settentrionale della Nigeria è interessata dagli attacchi dei due gruppi, che si rivolgono contro obiettivi sia civili che militari. Il 17 giugno, in una delle offensive più recenti di Boko Haram diretta contro soldati nigeriani, i militanti dell’organizzazione hanno attaccato un veicolo militare nella regione del Borno provocando almeno 6 vittime.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 30.000 persone e ha costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Lo Stato islamico dell’Africa Occidentale (ISWA), che si è separata dall’organizzazione di Boko Haram nel 2016, si è resa responsabile di diversi scontri negli ultimi mesi. Ad aprile, i suoi combattenti hanno ucciso almeno 13 soldati nigeriani prima durante un attacco contro una caserma, poi contro una postazione militare e infine contro un villaggio, sempre nel nord-est del Borno, Stato settentrionale della Nigeria.

Nel corso del 2017, secondo le stime del Country Report on Terrorism del governo americano, Boko Haram e lo Stato islamico dell’Africa Occidentale (ISWA) hanno compiuto complessivamente 276 attacchi, che hanno causato 1278 morti e 949 feriti, posizionandosi al quinto posto nella lista delle organizzazioni terroristiche più letali al mondo dopo ISIS, Talebani, al-Shabaab e il Partito Comunista indiano. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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