L’Iran rilascia la petroliera britannica Stena Impero

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 13:37 in Iran UK

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Il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, ha dichiarato, lunedì 23 settembre, che Teheran ha rilasciato la petroliera britannica, nota col nome di Stena Impero, confiscata circa due mesi fa.  

In particolare, la petroliera era stata confiscata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione di Teheran, nella giornata di venerdì 19 luglio, su richiesta delle autorità marittime nazionali. La Stena Impero si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita, quando ha improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz. Il motivo della confisca sarebbe da far risalire alla mancata aderenza alle leggi marittime internazionali. Accuse, queste, negate sia da Londra sia dall’equipaggio a bordo.

Il 4 settembre scorso, 7 dei 22 membri dell’equipaggio della petroliera sono stati rilasciati per “motivi umanitari”, mentre il 27 luglio scorso, altri 9 membri dello stesso equipaggio della Stena Impero, di provenienza indiana, erano stati liberati, su decisione dell’Iran.

Durante una conferenza stampa del 23 settembre, Rabiei ha affermato che le procedure legali sono terminate e con esse le operazioni burocratiche volte ad assicurare la navigazione della petroliera ed il conseguente rilascio. Pertanto, Stena Impero sarà libera di navigare. Già nella giornata di domenica 22 settembre, media iraniani avevano reso noto che il direttore dell’organizzazione dei porti e della navigazione marittima della provincia iraniana di Hormozgan, Allahmorad Afifipour, aveva dichiarato che l’imbarcazione britannica, dopo 65 giorni, avrebbe presto lasciato il porto di Bandar Abbas. Tuttavia, secondo quanto rilasciato, le indagini sulle condizioni che hanno portato al fermo di Stena Impero proseguiranno secondo vie legali, e ne saranno poi annunciati i risultati.

La confisca da parte iraniana era giunta in risposta alla detenzione della petroliera ex Grace 1, al momento nota col nome di Adrian Darya, bloccata il 4 luglio e rilasciata ufficialmente il 19 agosto dopo diverse vicende, tra cui un fermo statunitense, con l’assicurazione iraniana che la nave non si sarebbe diretta verso Damasco con i suoi 2.1 milioni di barili di petrolio a bordo. Nel caso di Adrian Darya, l’accusa era proprio quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Tuttavia, la petroliera naviga nel Mediterraneo fin dal suo rilascio e sembra che il 2 settembre abbia sospeso il proprio sistema di localizzazione. Ciò ha indotto a sospettare che abbia salpato nuovamente verso le coste siriane.

Tra le ultime vicende, il 13 settembre scorso, gli Stati Uniti hanno rivelato di possedere prove sul fatto che la petroliera iraniana Adrian Darya 1 abbia trasferito greggio al governo siriano, nonostante Teheran abbia sempre negato di vendere petrolio al suo vicino in Medio Oriente.

Stena Impero e la ex Grace 1 sono divenute motivo di pressione e tensione negli ultimi mesi, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, e il loro destino è collegato ai contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.

Non da ultimo, la ex Grace 1 è stata inserita nella temuta lista americana il 30 agosto. In seguito a questa decisione, gli Stati Uniti hanno specificato che il trattamento varrà anche nei confronti di chiunque presti assistenza alle navi iraniane, perché ciò significherebbe supportare un gruppo terroristico, ovvero il Corpo iraniano delle Guardie della Rivoluzione islamica. Il Dipartimento americano, insieme a questa dichiarazione, ha altresì specificato che le consegne di petrolio alla Siria, da parte dell’imbarcazione di Teheran, rappresentano una presa di posizione a favore del presidente siriano Bashar al-Assad, accusato di perpetrare una lunga guerra nel Paese mediorientale.

Tra le ultime mosse, Washington ha promosso la creazione di una “missione navale” nel Golfo, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’area e soprattutto dello Stretto di Hormuz. Per gli USA, tale coalizione rappresenterà altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica. Sia il Regno Unito sia Israele hanno reso noto la loro partecipazione. A tal proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha, invece, sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, Teheran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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