Israele: Netanyahu riceve l’incarico di formare il nuovo governo

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 14:41 in Israele Medio Oriente

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In seguito al giro di consultazioni intrapreso il 22 settembre, il presidente israeliano, Reuven Rivlin, ha annunciato, lunedì 23, che conferirà al primo ministro, Benjamin Netanyahu, l’incarico di formare il nuovo governo.

Tale decisione giunge in seguito alle consultazioni che hanno visto interpellati la gran parte dei deputati israeliani. Tra questi, 55 hanno votato a favore di Netanyahu mentre altri 54 hanno riferito di preferire il suo rivale, Benny Gantz, del partito Blue and White. Considerando che il presidente ha tradizionalmente conferito il mandato al deputato che riceve il maggior numero di raccomandazioni, si prevede che Rivlin informerà presto Netanyahu della sua decisione di formare un governo. Tuttavia, è stato riferito che prima vi sarà un incontro con gli altri due candidati. Inoltre, se Netanyahu non sarà in grado di formare il governo entro le prossime quattro settimane, sarà Gantz a ricevere il mandato.

La scelta di Rivlin è stata emessa in un contesto che ha visto la Joint Arab List, in una mossa definita “storica”, esprimere il proprio voto a favore di Gantz. L’ultima volta che tale coalizione, formata da quattro partiti arabi, ha espresso la propria preferenza per un primo ministro risale al 1992, con Yitzhak Rabin, e da allora non ha mai preso parte ad altre alleanze politiche. In tale quadro, Likud e i partiti di destra hanno continuato a tentare di delegittimare Gantz come candidato premier, affermando che era sostenuto dalla Joint Arab List, i cui membri adottano “posizioni nazionaliste”, ostili a Israele.

Il leader del partito di destra Yisrael Beiteinu, Avigdor Lieberman, ha, invece, riferito al presidente israeliano che non avrebbe raccomandato nessuno, riferendo, altresì, che avrebbe incontrato Gantz nella giornata del 23 settembre, dopo che questo gli aveva mostrato l’eventualità di formare un governo.  

Le elezioni in Israele hanno avuto luogo il 17 settembre scorso. Secondo quanto emerso, la coalizione di destra/ ortodossa ha guadagnato 55 seggi, mentre il blocco opposto, di sinistra/centro/ arabo ne ha raggiunti 56. A questi si aggiunge il partito Yisrael Beytenu, con 9 seggi. Tuttavia, sin dall’inizio è stato sottolineato che senza un’alleanza tra almeno due di queste parti, nessuna coalizione sarebbe stata in grado di formare un esecutivo per la Knesset, in quanto non si è raggiunta la quota 61, pari alla maggioranza più uno. Il terzo partito di maggiore rilevanza è stato rappresentato dalla Joint Arab List, che ha ottenuto 12 seggi.

Nel suo primo discorso in seguito alle votazioni, Netanyahu ha affermato che Israele ha davanti a sé numerose sfide ed opportunità, rappresentate dal piano proposto dagli USA per risolvere il conflitto arabo-israeliano, il cosiddetto accordo del secolo, e la minaccia iraniana. Tutto ciò richiede la formazione di un governo sionista, forte e stabile, che si impegni negli interessi di uno Stato ebraico. Dal canto suo, la controparte di Blue and White ha affermato di essere riuscito nella propria missione mentre il proprio rivale Netanyahu ha fallito.

La decisione di indire nuove elezioni è stata approvata dal parlamento israeliano il 30 maggio scorso, dopo che Benjamin Netanyahu non era riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi.

Negli ultimi mesi, il premier ha dovuto affrontare accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. La precedente campagna di Netanyahu si era basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori attori del panorama politico internazionale. In tale quadro, uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha portato al riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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