Indonesia: proteste violente scuotono la città di Wamena

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 10:16 in Asia Indonesia

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Le forze di sicurezza indonesiane stanno tentando di ristabilire l’ordine nella principale città della provincia di Papua, a seguito di manifestazioni in cui gli attivisti hanno dato alle fiamme alcuni edifici e sparato in aria. 

Le proteste hanno creato il caos a Wamena, la più grande città dell’altopiano della Papua, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters. Secondo una fonte informata sui fatti, inoltre, l’aeroporto della città è stato chiuso a seguito delle proteste. Uno dei più grandi portali di notizie dell’Indonesia, ha aggiunto che i manifestanti hanno dato fuoco a case ed edifici governativi durante una manifestazione che ha avuto luogo lunedì 23 settembre. Il sito web ha aggiunto che sono stati uditi alcuni spari dai luoghi delle proteste. Il portavoce della polizia nazionale, Dedi Prasetyo, ha riferito a Reuters che la situazione “viene gestita dalla polizia e dai militari in modo da scongiurare la diffusione delle proteste”. Prasetyo ha poi aggiunto che stava attendendo notizie su Wamena dai funzionari regionali. 

Le mobilitazioni nel Paese sono scoppiate il 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. Da parte loro, i giovani hanno negato di aver compiuto tale gesto. Inoltre, alcune agenzie di stampa hanno riferito che i ragazzi sarebbero stati sottoposti ad abusi legati alla loro etnia. Secondo quanto riferito, sono stati chiamati “scimmie” dalle forze dell’ordine, mentre venivano radunati e portati via. Gli studenti sono stati rilasciati dalla polizia domenica 18 agosto. La provincia di Papua si trova nella regione indonesiana della Nuova Guinea Occidentale, insieme alla Papua Occidentale. Sebbene le due province si estendano sull’isola principale dello Stato della Papua Nuova Guinea, l’Indonesia considera il loro territorio come parte dello Stato nazionale.

Intanto, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani ha esortato il governo indonesiano a proteggere i manifestanti in Papua Occidentale e ha chiesto che venga ristabilita la linea telefonica e l’accesso a internet. In una dichiarazione, rilasciata lunedì 16 settembre, i funzionari del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite hanno affermato che le restrizioni alla libertà di espressione in Papua occidentale “non solo hanno minato la discussione sulle politiche del governo, ma hanno anche messo a repentaglio la sicurezza dei difensori dei diritti umani che denunciavano presunte violazioni”. “Chiediamo misure immediate per garantire la protezione della libertà di espressione e ci opponiamo a tutte le intimidazioni, interferenze, restrizioni indebite e minacce contro coloro che partecipano alle proteste”, hanno riferito gli esperti.

La Papua era una colonia olandese fino al 1962, quando Giacarta prese il controllo del territorio, consolidando il proprio governo tramite un controverso referendum. Secondo l’Indonesia, la Papua Occidentale è indonesiana, in quanto faceva parte delle Indie orientali olandesi che costituiscono la base dei confini moderni del Paese. Tuttavia, l’etnia locale, che dopo decenni di migrazioni rappresenta ora la metà della popolazione, rivendica la propria autonomia. Per anni, gli indigeni papuani hanno minacciato una rivolta armata. La Nuova Guinea Occidentale è anche la regione più povera del Paese, dove sono anche frequenti le accuse di violazione dei diritti umani ai danni della popolazione locale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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