Indonesia: 20 morti nelle proteste per l’indipendenza in Papua

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 17:14 in Asia Indonesia

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Le forze di sicurezza indonesiane hanno riferito, lunedì 23 settembre, che 19 civili e 1 soldato sono rimasti uccisi nelle proteste scoppiate a Wamena e Jayapura. 

Le province di Papua e della Papua Occidentale, situate sull’isola della Nuova Guinea, ma controllate dall’Indonesia, sono state sconvolte da numerose proteste violente nell’ultimo mese. Un portavoce delle operazioni militari ha riferito che almeno 16 civili sono rimasti uccisi e 65 sono morti nelle proteste che hanno avuto luogo a Wamena, dove i manifestanti hanno dato fuoco a numerosi edifici pubblici. “A Wamena, sulla base dei dati che abbiamo raccolto sul campo, ci sono 16 morti e 65 feriti”, ha dichiarato il portavoce militare indonesiano, Eko Daryanto, in un colloquio telefonico. Daryanto ha poi aggiunto che la situazione è ora tornata alla normalità. La polizia ha poi riferito che i primi fermenti nella città sono iniziati a seguito di uno scontro tra gli studenti di due scuole. “Il battibecco si è intensificato fino a trasformarsi nel dare fuoco a strutture pubbliche e private”, ha affermato la polizia in una dichiarazione. Viktor Yeimo, portavoce del Comitato Nazionale della Papua Occidentale (KNPB), un gruppo separatista locale, ha riferito che la violenza è stata innescata dagli insulti razzisti di un professore contro alcuni studenti della città. La polizia papuana, tuttavia, ha smentito tale versione. 

Nel frattempo, a Jayapura, la capitale della provincia di Papua, un soldato è stato pugnalato a morte dopo aver scortato alcuni studenti che avevano partecipato ad una manifestazione, secondo quanto ha affermato il portavoce della polizia nazionale, Iqbal Alqudusy, in una nota. Altri 3 civili sono stati uccisi negli scontri, ha aggiunto il portavoce. Il capo di Stato Maggiore della Presidenza indonesiana, noto con il nome di Moeldoko, ha accusato i gruppi separatisti di incitare le tensioni per provocare una reazione dalle autorità. Moeldoko aveva precedentemente affermato che le rivolte erano state progettate per focalizzare l’attenzione internazionale sulla Papua, in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si sta attualmente svolgendo a New York. “Siamo portati a compiere violazioni dei diritti umani in modo che le questioni sulla Papua possano essere messe all’ordine del giorno nella riunione delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Moeldoko. 

Allo stesso tempo, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani ha esortato il governo indonesiano a proteggere i manifestanti in Papua Occidentale e ha chiesto che venga ristabilita la linea telefonica e l’accesso a internet. In una dichiarazione, rilasciata lunedì 16 settembre, i funzionari del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite hanno affermato che le restrizioni alla libertà di espressione in Papua occidentale “non solo hanno minato la discussione sulle politiche del governo, ma hanno anche messo a repentaglio la sicurezza dei difensori dei diritti umani che denunciavano presunte violazioni”. “Chiediamo misure immediate per garantire la protezione della libertà di espressione e ci opponiamo a tutte le intimidazioni, interferenze, restrizioni indebite e minacce contro coloro che partecipano alle proteste”, hanno riferito gli esperti.

Le mobilitazioni nel Paese sono scoppiate il 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. Da parte loro, i giovani hanno negato di aver compiuto tale gesto. Inoltre, alcune agenzie di stampa hanno riferito che i ragazzi sarebbero stati sottoposti ad abusi legati alla loro etnia. Secondo quanto riferito, sono stati chiamati “scimmie” dalle forze dell’ordine, mentre venivano radunati e portati via. Gli studenti sono stati rilasciati dalla polizia domenica 18 agosto. La provincia di Papua si trova nella regione indonesiana della Nuova Guinea Occidentale, insieme alla Papua Occidentale. Sebbene le due province si estendano sull’isola principale dello Stato della Papua Nuova Guinea, l’Indonesia considera il loro territorio come parte dello Stato nazionale.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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