Hong Kong: una nuova domenica di scontri violenti tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 9:07 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti pro-democrazia, domenica 22 settembre. Questi hanno preso d’assalto una stazione ferroviaria e un centro commerciale. 

La maggior parte degli scontri della giornata si sono verificati presso la stazione ferroviaria e un centro commerciale. Centinaia di manifestanti, di tutte le età, si sono radunati presso il New Town Plaza, nella città di Sha Tin, cantando: “Lotta per la libertà” e “Liberate Hong Kong”. Nel centro commerciale, i leader delle proteste hanno chiesto il boicottaggio delle imprese pro-Pechino. Gli attivisti hanno poi attaccato un uomo che credevano si fosse opposto quando avevano calpestato la bandiera cinese. Gridando, lo hanno spinto in un angolo e hanno applaudito mentre la folla lo colpiva e lo prendeva a calci. Dopo 20 minuti, l’uomo è riuscito ad allontanarsi, stordito e sanguinante dalla fronte. I manifestanti hanno anche fracassato videocamere e biglietterie nella stazione. Alcuni hanno iniziato a scagliarsi contro gli arredi del centro commerciale, poi riversati fuori dove hanno dato fuoco a barricate di cartone, palme rotte e altri oggetti vari. La polizia ha quindi utilizzato i gas lacrimogeni dopo essere stata attaccata con mattoni recuperati dalla strada. 

C’è stato uno scontro tra manifestanti e polizia presso la stazione di interscambio di Tsing Yi, che serve l’aeroporto, e in altri snodi principali della città. Gli attivisti hanno acceso un fuoco in strada davanti alla stazione del treno “Principe Edoardo”, a Nord del quartiere commerciale di Tsim Sha Tsui. La polizia ha poi chiuso la stazione di Kowloon, dove si erano radunati circa 400 manifestanti. La rabbia delle proteste ha poi preso di mira lo stesso treno. I responsabili del servizio hanno chiuso le stazioni per ordine del governo e hanno fermato l’arrivo di manifestanti. Durante tali scontri, alcuni attivisti hanno chiesto che vengano consegnate le riprese della stazione, dove si mostrerebbe la polizia picchiare alcuni manifestanti su un treno. Alcuni di questi video, filmati con i telefoni, sono stati pubblicati online e sono ormai virali. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate sempre più frequenti e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Durante gli ultimi mesi, i manifestanti, che solitamente sono mascherati e vestiti di nero, hanno lanciato bombe molotov negli uffici della polizia e del governo centrale, hanno preso d’assalto il Consiglio legislativo, bloccato strade per l’aeroporto, disegnato graffiti su edifici pubblici e acceso fuochi per strada durante alcuni raduni. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e diversi proiettili offensivi sparati in aria. 

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

Le immagini di lanci di bombe molotov e di scontri per strada, trasmesse in tutto il mondo rappresentano un enorme imbarazzo per Pechino, pochi giorni prima del 70° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese, le cui celebrazioni avverranno il 1 ottobre. Il governo di Hong Kong ha già annullato un grande spettacolo pirotecnico previsto per tale data, in caso di ulteriori scontri. La Cina, che mantiene un presidio dell’Esercito popolare di liberazione a Hong Kong, ha affermato di avere fiducia nel leader della città, Carrie Lam, per risolvere la crisi. L’organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha accusato la polizia di Hong Kong di aver effettuato torture e altri abusi ai danni dei manifestanti. La polizia nega le accuse e afferma di aver mostrato moderazione di fronte alle crescenti violenze delle piazze.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

 

di Redazione

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