Brexit, Johnson: “Nessun colpo di scena a New York”, intanto il Partito laburista va al voto

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 18:45 in Europa UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, si trova a New York per partecipare alla 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel frattempo, a Londra, il Partito laburista tiene il consueto vertice annuale, nel corso del quale voterà sulla Brexit.

Il premier inglese ha dichiarato, lunedì 23 settembre, che non vi sarà nessun colpo di scena sulla Brexit mentre sarà a New York, dove avrà modo di incontrare i principali leader europei, data la permanenza delle divergenze. Tuttavia, il premier ha altresì rassicurato i giornalisti, rivelando di aver in ogni caso raggiunto traguardi importanti verso la sigla di un accordo.

A 3 anni di distanza dal referendum nel Regno Unito sull’abbandono dell’Unione Europea, le speranze in merito all’emersione di un accordo in grado di facilitare la transizione si erano alimentate dopo che Johnson aveva dichiarato di intravedere una bozza di accordo di recesso e dopo che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva confermato di ritenere possibile il raggiungimento di un accordo con Londra.

Le due parti coinvolte, però, rimangono di vedute opposte per quel che concerne il desiderio di Londra di rimuovere la clausola sul backstop, negoziata dall’ex premier, Theresa May, e sostenuta dai vertici dell’Unione Europea. Il backstop, nello specifico, prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

Sebbene Juncker abbia annunciato di essere disposto a valutare alternative valide al backstop, il Responsabile europeo del processo di negoziato, Michel Barnier, aveva dichiarato, al termine dell’incontro con il segretario inglese per la Brexit, Steve Barclay, del 20 settembre, che le proposte avanzate dal Regno Unito “sono carenti” nel rispetto degli obiettivi del backstop, motivo per cui le due parti rimangono tuttora in una fase di stallo.

È in tale contesto che Johnson, il quale ha più volte ribadito il proprio impegno nel lasciare l’UE entro il 31 ottobre, con o senza accordo, incontrerà a New York i vertici europei nella cornice dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite riunitasi a New York. Tra gli incontri programmati vi sono soprattutto il vertice con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, l’incontro con il premier irlandese, Leo Varadkar, e il meeting sui progressi raggiunti con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

In vista di tali incontri, il premier inglese, nel corso del suo viaggio verso New York, ha tenuto a specificare alla stampa che “non sarà questo il momento” del raggiungimento di un accordo sulla Brexit dal momento che “permangono chiaramente punti di divergenza e difficoltà”, sebbene siano stati raggiunti “ottimi traguardi”.

Mentre il premier si trova a New York, a Londra il partito di opposizione, il Partito laburista, voterà per decretare quale sarà la sua strategia in materia di Brexit. Nello specifico, il Partito voterà sul sostenere, in caso di referendum, la permanenza del Regno Unito nel blocco comunitario, mettendo in discussione quanto portato avanti in 3 anni.

La votazione avverrà nel corso della convention annuale del partito, ma secondo quanto annunciato dalla BBC, vi è il rischio che il risultato vada contro quanto sostenuto finora dal leader del partito, Jeremy Corbyn, il quale ha deciso di rimanere neutrale fino a quando non si concretizzerà la possibilità della convocazione di un referendum.

La scelta di esprimersi sul sostegno alla permanenza nel blocco comunitario, invece, è fortemente sostenuta da Unison, uno dei sindacati, i quali detengono la metà dei voti del congresso del partito laburista. Annunciare la propria idea sul futuro del Regno Unito, ha annunciato il sindacato, conferisce maggiori probabilità di successo nelle prossime elezioni.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. Lunedì 9 settembre, però il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play  

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.