Attacco aereo turco “neutralizza” 5 militanti del PKK in Iraq

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 16:33 in Iraq Turchia

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Alcuni jet da guerra turchi hanno “neutralizzato” 5 terroristi del PKK in un attacco aereo nel Nord dell’Iraq, secondo quanto riferito il 23 settembre dall’agenzia stampa turca, Anadolu.

I raid hanno colpito la regione di Avasin, nel Nord dell’Iraq, e sono stati condotti in coordinamento con l’operazione “Artiglio”, che è attualmente in atto nel Nord del Paese, secondo quanto riferito direttamente dal Ministero della Difesa turco. L’agenzia di stampa Anadolu sottolinea che le autorità turche utilizzano il termine “neutralizzati” per riferirsi a terroristi che sono stati uccisi o catturati a seguito di un’operazione. La missione nota come “Artiglio” è stata lanciata il 27 maggio dalla Turchia, al fine di liberare la regione settentrionale dell’Iraq dalla presenza di militanti curdi. Circa 400 individui sono stati “neutralizzati” negli ultimi 4 mesi in tale regione, secondo il Ministero della Difesa. 

I militanti del PKK, attivi sin dagli anni 80 contro la Turchia, sono basati soprattutto nell’Iraq del Nord, nella regione Qandil, a Sud di Hakurk e a Nord di Erbil. Il PKK opera in Turchia, nel Nord dell’Iraq e fa parte dell’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. L’insorgenza del PKK ha avuto inizio in Turchia nel 1984, e da allora sono state uccise, tra le guerriglie e gli scontri, oltre 40mila persone. Sia Ankara, sia l’Unione Europea e gli Stati Uniti considerano il partito un’organizzazione terroristica.

Secondo il Ministero dell’Interno turco, il PKK ha sfruttato le elezioni amministrative dello scorso marzo per far giungere al potere sindaci da controllare facilmente una volta eletti, in modo da incrementare il sostegno all’organizzazione e ha portato avanti una vasta campagna di arresti. Da parte sua, il Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), che ha avuto buoni risultati durante le elezioni municipali, ha dichiarato che le detenzioni sono avvenute sulla base di un mandato “fondato su menzogne e motivazioni illecite”. Quanto accaduto, secondo l’HDP, “è un nuovo ed evidente golpe, nonché una chiara presa di posizione da parte del governo contro la volontà politica della minoranza curda”.  

Lunedì 19 agosto le forze di polizia turche avevano arrestato 418 persone in 29 diverse province, nel corso di un’operazione indirizzata contro cittadini turchi che erano sospettati di avere legami con l’organizzazione terroristica del PKK. Nella stessa giornata, sono stati arrestati anche 3 sindaci, accusati di essere militanti dell’organizzazione e di diffonderne la propaganda. I 3 primi cittadini, tutti membri del Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), ovvero il sindaco di Diyarbakir, Selcuk Mizrakli, insieme all’omologo della città di Mardin, Ahmet Turk, e al primo cittadino di Van, Bedia Ozgokce Ertan, erano a capo delle principali città dell’area sudorientale della Turchia, a maggioranza curda. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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