Algeria: fratello di Bouteflika e ufficiali di sicurezza a processo

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 16:58 in Africa Algeria

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Il fratello del deposto presidente algerino Abdelaziz Bouteflika è stato chiamato in giudizio, lunedì 23 settembre, insieme a 2 ex capi dell’intelligence e al leader di un partito politico accusato di tramare contro l’esercito, il Partito dei lavoratori. Said Bouteflika, generalmente considerato il vero detentore del potere presidenziale da quando Abdelaziz si è ammalato, nel 2013, deve affrontare accuse di “cospirazione contro lo Stato” e “attacco all’autorità dell’esercito”. L’ex ministro della Difesa, Khaled Nezzar, ha rivelato che, quando le proteste in Algeria si sono intensificate, durante il mese di aprile, Said aveva considerato di dichiarare lo stato di emergenza e licenziare il capo dell’esercito, il generale Ahmed Gaid Salah.

Il fratello dell’ex presidente era stato arrestato a maggio insieme al generale Mohamed Mediene, capo per 25 anni dei servizi segreti, e insieme alla ex spia Bachir Tartag, tutti catturati durante l’ondata di arresti rivolti ai membri dell’entourage di Bouteflika poco dopo la sua deposizione, il 2 aprile 2019. Secondo quanto diffuso dai canali televisivi algerini nella giornata di lunedì, Said e gli altri generali sono stati chiamati davanti a una corte militare a Blida, a Sud di Algeri, e insieme a loro è stato convocato anche il capo del Partito dei lavoratori, Louisa Hanoune. Se ritenuti colpevoli, tutti gli imputati dovranno scontare lunghi periodi di reclusione.   

Mediene, conosciuto anche come Toufik, è stato al comando dell’agenzia di intelligence algerina DRS dalla sua fondazione, nel 1990, fino alla sua caduta in disgrazia, nel 2015. Tartag, il suo vice, ha preso il posto di Mediene per un breve periodo di tempo e, successivamente, nel 2016, è diventato coordinatore alla sicurezza dell’Algeria sotto la supervisione della presidenza. Hanoune, parlamentare troskista e tre volte candidato presidenziale, è stata arrestata a maggio con l’accusa di coinvolgimento in “trame contro l’esercito”. I suoi avvocati hanno confermato che la donna aveva preso parte, a marzo, ad un incontro con Said e Mediene, un giorno dopo che il generale Gaid Salah aveva pubblicamente chiesto all’allora presidente di farsi da parte e dimettersi.

In generale, sono mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di forte mobilitazione politica e protesta. Dopo le prime 6 settimane di manifestazioni, il 2 aprile, il presidente Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si riuniscono regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah.

Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutte le personalità politiche legate all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Le ultime manifestazioni, avvenute il 6 settembre, sono giunte dopo che l’esercito aveva chiesto di accelerare l’organizzazione delle elezioni presidenziali. Ciò è stato causa di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

Nei mesi passati, il governo ha condannato diverse figure del regime precedente accusandole di corruzione, ma, allo stesso tempo, ha iniziato a fare pressione sui manifestanti, arrestando anche esponenti dell’opposizione e tentando di ristabilire l’ordine con un utilizzo maggiore delle forze di sicurezza e degli agenti di polizia. Il generale Salah spinge da tempo per nuove elezioni, affermando che il voto immediato è l’unico modo per far uscire l’Algeria da questa situazione di stallo. Domenica 15 settembre, è arrivato dunque l’annuncio di nuove elezioni, indette per il 12 dicembre. Il capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, ha altresì affermato che le elezioni rappresenteranno un’opportunità unica e consentiranno di riguadagnare la fiducia del Paese, oltre a costituire una porta per il popolo algerino verso una nuova fase promettente, che sarà segnata da una nuova realtà in cui poter praticare la vera democrazia. Tale decisione, a detta di Bensalah, è il risultato di un dialogo che ha portato a un consenso sulle elezioni e a garanzie per assicurarne la credibilità. “Le condizioni ci impongono elezioni anticipate, l’unica soluzione democratica ed efficace che consentirà al nostro Paese di superare la situazione attuale” sono state le parole di Bensalah, secondo cui votare costituisce non solo una necessità ma anche un requisito fondamentale per intraprendere un percorso verso la ripresa politica ed istituzionale del Paese e far fronte alle principali sfide economiche, sociali e di sicurezza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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