74esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu: Arabia Saudita in agenda

Pubblicato il 23 settembre 2019 alle 17:33 in Arabia Saudita Iran USA e Canada

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Nella settimana che ha inizio il 23 settembre si terrà la 74esima sessione annuale dell’Assemblea Generale dell’Onu, che riunisce capi di Stato di diverse parti del mondo. Quest’anno, per il 23 settembre le Nazioni Unite hanno organizzato un vertice speciale sul clima e successivamente si darà spazio ai 91 presidenti attesi per discutere di diverse tematiche riguardanti in primis il Medio Oriente.

In tale quadro, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato che il suo obiettivo principale sarà ridurre le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran, sebbene non sia una priorità assoluta tenere un incontro tra i presidenti dei due Paesi, Donald Trump e Hassan Rouhani. “Il nostro primo obiettivo sarà ridurre l’escalation tra le diverse parti” ha affermato Le Drian. Dal canto suo, a detta del ministro francese, l’Arabia Saudita cercherà di mobilitare il sostegno internazionale contro Teheran.

Nelle ultime settimane, Parigi ha guidato gli sforzi europei per disinnescare le tensioni tra Iran e Stati Uniti, ma tali tentativi non hanno portato ad un risultato concreto, in quanto, da un lato, Teheran ha ridimensionato i suoi impegni circa l’accordo sul nucleare del 2015, e, dall’altro lato, Washington si è rifiutata di allentare le sanzioni sull’economia iraniana.

Non da ultimo, il quadro delle tensioni in Medio Oriente è stato inasprito dagli attacchi contro due stabilimenti petroliferi della società saudita Aramco, del 14 settembre scorso. Sebbene in un primo momento si prevedesse un incontro tra Trump e Rouhani, tale possibilità è svanita quando dalla Casa Bianca sono state rivolte accuse verso l’Iran, circa un suo coinvolgimento in tale accaduto. Teheran, da parte sua, ha negato le accuse e il gruppo di ribelli sciiti Houthi ha rivendicato l’attacco.

Si prevede che l’attacco contro Aramco sia tra le principali questioni oggetto di discussione all’Assemblea Generale. In particolare, secondo Le Drian, si dovrebbe parlare delle conseguenze economiche di quanto accaduto, in quanto si tratta di un punto di svolta per il Medio Oriente, nonché di un evento con conseguenze critiche per il mondo intero.

Il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha dichiarato che, nel corso dei lavori dell’Assemblea Generale, il proprio Paese proverà ad acquisire sostegno a livello internazionale per affrontare l’Iran. “Il presidente Trump ed io vogliamo dare alla diplomazia ogni possibilità di successo” sono state le parole di Pompeo, il quale si è altresì detto speranzoso di una posizione risoluta da parte dell’Onu, in quanto tale “organizzazione internazionale è stata istituita proprio per trattare dei casi in cui un Paese viene attaccato da altri”.

Inoltre, si prevede che l’Arabia Saudita presenterà alcune prove durante l’Assemblea, con l’obiettivo di intraprendere misure ed azioni coordinate contro il proprio nemico, l’Iran, e dissuaderlo da ulteriori attacchi. Tali prove dimostrerebbero la responsabilità di Teheran e la provenienza dei droni, probabilmente lanciati dal Nord e non dallo Yemen. Tuttavia, secondo alcuni diplomatici, due principali alleati di Riad, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti, non desiderano uno scontro militare convenzionale che potrebbe scatenare una guerra nel Golfo e coinvolgere altri produttori di petrolio.

Secondo quanto affermato, fornire prove schiaccianti sulla responsabilità dell’ultimo attacco sarà cruciale per superare i dubbi delle potenze europee e dei Paesi riluttanti ad aderire a un’alleanza per la sicurezza marittima guidata dagli Stati Uniti, proposta anche a seguito degli attacchi del 13 giugno contro alcune petroliere situate nelle acque del Golfo.

Dal canto suo, il presidente iraniano, il 22 settembre, ha dichiarato che nel corso dell’Assemblea Generale presenterà un piano per portare sicurezza nel Golfo, in collaborazione con altri Paesi dell’area. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Circa gli ultimi sviluppi delle relazioni tra Washington e Teheran, Donald Trump ha annunciato, venerdì 20 settembre, che gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sanzioni sulla Banca centrale iraniana, e ha approvato l’invio di truppe americane in Arabia Saudita, per ingrandire le fila della Difesa area e missilistica nazionale dopo il più grande attacco alle strutture petrolifere del Paese.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha accusato il presidente degli Stati Uniti di aumentare la pressione economica sui cittadini iraniani, parlando di “escalation della guerra economica” oltre che di “terrorismo economico, illegale e disumano”. Per Zarif, Washington ignora il fatto che le vittime yemenite di quattro anni e mezzo di atroci crimini di guerra faranno il possibile per lanciare contrattacchi. Inoltre, l’Iran si è detto pronto a contrattaccare qualsiasi offensiva militare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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