Proteste in Algeria: un altro attivista arrestato e 2 manifestanti uccisi

Pubblicato il 22 settembre 2019 alle 7:01 in Africa Algeria

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Continuano a crescere le tensioni in Algeria dopo che un altro leader del movimento di protesta è stato incarcerato con l’accusa di “compromettere l’unità nazionale”. Si tratta dell’ex giornalista e professore universitario Fodil Boumala, arrestato di fronte casa sua nel quartiere orientale della capitale. Il tribunale di Algeri ha predisposto per l’uomo la custodia cautelare. La decisione è stata emessa dopo un interrogatorio con un giudice investigativo nella corte di Algeri.

Boumala è il terzo degli attivisti detenuti con accuse simili nel giro di una settimana, dopo Karim Tabou e Samir Benlarbi. L’uomo è una figura di spicco all’interno del movimento algerino delle proteste antigovernative e si è sempre schierato contro il regime militare, promuovendo invece l’avvento della democrazia. Il Forum civico per il cambiamento, una coalizione di organizzazioni della società civile, ha condannato fermamente gli arresti, definendoli “arbitrari” e sostenendo che “operazioni simili non rafforzano la fiducia dei cittadini nei confronti del sistema elettorale né forniscono una via d’uscita dalla crisi”.

Gli arresti sono il risultato di una linea più dura adottata dalle forze di sicurezza algerine contro i manifestanti che si radunano nelle strade di Algeri e di altre città del Paese. Mercoledì 18 settembre, i militari avevano ordinato alla polizia di bloccare l’ingresso nella capitale a tutti coloro che intendevano protestare. Gli ultimi raduni sono nati per contestare la data delle prossime elezioni presidenziali, indette per il 12 dicembre. I manifestanti hanno affermato che si rifiutano di accettare qualsiasi elezione per il momento, sostenendo che non ci potrà essere alcuna votazione libera ed equa se i membri della vecchia guardia continuano a rimanere al potere. “Non voteremo finché gli uomini del regime non verranno rimossi”, hanno urlato gli algerini accorsi per mantenere vive le tradizionali proteste del martedì e del venerdì, sempre meno affollate da quando l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika ha rassegnato le proprie dimissioni, il 2 aprile 2019.

Nel frattempo, a Relizane, 300 chilometri a Ovest di Algeri, 2 persone sono state uccise nella notte durante gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, scatenati dall’uccisione di un ragazzo algerino di 15 anni coinvolto in un incidente stradale con la polizia. Gli agenti, dopo l’attacco dei manifestanti contro una stazione della città, hanno cominciato a sparare proiettili di gomma e gas lacrimogeni. 2 persone, inizialmente ferite, sono poi state dichiarate decedute dalle autorità, nonostante report pubblicati sui social media affermino che il bilancio delle vittime sia di almeno 4 morti.

Sono mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si riuniscono regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutte le personalità politiche legate all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Le ultime manifestazioni, del 6 settembre, sono giunte dopo che l’esercito ha chiesto di accelerare l’organizzazione delle elezioni presidenziali. Ciò è stato causa di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

Nei mesi passati, il governo ha condannato diverse figure del regime precedente accusandole di corruzione, ma, allo stesso tempo, ha iniziato a fare pressione sui manifestanti, arrestando anche esponenti dell’opposizione e tentando di ristabilire l’ordine con un utilizzo maggiore delle forze di sicurezza e degli agenti di polizia. Il generale Salah spinge da tempo per nuove elezioni, affermando che il voto immediato è l’unico modo per far uscire l’Algeria da questa situazione di stallo. Secondo i piani, dunque, domenica 15 settembre il presidente Bensalah ha annunciato che le votazioni si terranno il 12 dicembre. Il capo di Stato ad interim ha altresì affermato che le elezioni rappresenteranno un’opportunità unica e consentiranno di riguadagnare la fiducia del Paese, oltre a costituire una porta per il popolo algerino verso una nuova fase promettente, che sarà segnata da una nuova realtà in cui poter praticare la vera democrazia. Tale decisione, a detta di Bensalah, è il risultato di un dialogo che ha portato a un consenso sulle elezioni e a garanzie per assicurarne la credibilità. “Le condizioni ci impongono elezioni anticipate, l’unica soluzione democratica ed efficace che consentirà al nostro Paese di superare la situazione attuale” sono state le parole di Bensalah, secondo cui votare costituisce non solo una necessità ma anche un requisito fondamentale per intraprendere un percorso verso la ripresa politica ed istituzionale del Paese e far fronte alle principali sfide economiche, sociali e di sicurezza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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