Nigeria: soldati ordinano a ONG di andare via, supporterebbe i terroristi

Pubblicato il 22 settembre 2019 alle 6:17 in Africa Nigeria

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L’esercito nigeriano stanziato nelle regioni nordorientali del Paese ha costretto l’ONG francese Action Against Hunger a chiudere i suoi uffici locali, accusandola di supportare i gruppi terroristici dell’area, come Boko Haram e lo Stato Islamico. L’agenzia umanitaria internazionale, con sedi in più di 50 Paesi del mondo, ha riferito che alcuni soldati nigeriani si sono presentati nel suo ufficio di Maiduguri, nello Stato regionale del Borno, e ne hanno ordinato la chiusura immediata.

Il vicedirettore delle relazioni pubbliche dell’esercito, il colonnello Aldo Isa, ha affermato che Action Against Hunger era stata più volte accusata di aiutare e favoreggiare le organizzazioni terroristiche fornendo loro cibo e droghe. “Di conseguenza, l’agenzia è stata dichiarata persona non grata”, ha reso noto il colonnello. L’ONG, che si occupa soprattutto di fornire acqua, cibo e cure mediche nelle aree più vulnerabili del mondo, afflitte da guerre e carestie, ha riferito che si appellerà alle autorità competenti per tentare di portare avanti il suo lavoro. “Questa decisione, senza preavviso e senza alcuna spiegazione, mette a rischio l’assistenza fornita da Action Against Hunger alle persone più fragili dello stato di Borno e interrompe, con effetto immediato, l’assistenza che l’organizzazione fornisce a milioni di persone a Maiduguri, Monguno e Damasak”, ha affermato il gruppo con una nota.

Il 19 luglio, un membro del personale dell’ONG, 2 autisti e 3 operatori sanitari erano stati rapiti durante un attacco compiuto contro il loro convoglio nel Nord-Este della Nigeria. Un altro autista, invece, era rimasto ucciso nell’agguato. L’attacco era avvenuto nei pressi della città di Damasak, nello stato nord-orientale del Borno, come hanno confermato fonti locali. Ad effettuare l’aggressione sarebbero stati alcuni estremisti islamici che hanno ucciso l’autista del convoglio su cui viaggiava il gruppo e hanno rapito i membri sopravvissuti. Il rapimento arrivava nove mesi dopo che la branca africana dello Stato Islamico nelle regioni occidentali aveva giustiziato un volontario della Croce Rossa, nel marzo 2018, rapito in un’altra città nel Nord-Est della Nigeria.

Tali episodi sollevano le preoccupazioni del governo di Abuja sulle aggressioni contro il personale umanitario innescate dalle violenze dei militanti di Boko Haram. Si tratta di un gruppo jihadista nigeriano che da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 30.000 persone e causato l’abbandono delle proprie case da parte di circa 2,6 milioni di cittadini. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, oltre al Camerun, anche il Niger e il Ciad, causando una grave crisi umanitaria nella regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Nel corso del 2017, secondo le stime del Country Report on Terrorism del governo americano, Boko Haram e lo Stato islamico dell’Africa Occidnetale (ISWA) hanno compiuto complessivamente 276 attacchi, che hanno causato 1278 morti e 949 feriti, posizionandosi al quinto posto nella lista delle organizzazioni terroristiche più letali al mondo dopo ISIS, Talebani, al-Shabaab e il Partito Comunista indiano. 

La Nigeria è una delle nazioni più influenti della regione occidentale dell’Africa e possiede l’economia più prosperosa di tutto il continente. Oltre a essere la principale produttrice di petrolio del continente, è settima al mondo in materia di produzione di gas naturale. Secondo le Nazioni Unite, tuttavia, circa 7.1 milioni di persone nel Paese necessitano di assistenza umanitaria.

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Chiara Gentili

di Redazione

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