Stati Uniti: truppe di rinforzo in Arabia Saudita

Pubblicato il 21 settembre 2019 alle 10:03 in Arabia Saudita USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha approvato l’invio di truppe americane in Arabia Saudita per ingrandire le fila della Difesa area e missilistica nazionale dopo il più grande attacco alle strutture petrolifere del Paese, di cui Washington ha incolpato l’Iran.

Il Pentagono ha dato la notizia nella giornata di venerdì 20 settembre, rendendo noto che mobiliterà un “moderato” numero di truppe a scopo principalmente difensivo, e ha fornito piani dettagliati per inviare equipaggiamenti militari tanto all’Arabia Saudita quanto agli Emirati Arabi Uniti. Secondo fonti consultate dall’agenzia di stampa Reuters, farebbero parte di tali rinforzi batterie anti-missile, droni e jet caccia aggiuntivi. Washington starebbe inoltre considerando di tenere un portaerei nella regione un permanentemente.

“In risposta alla richiesta del regno, il presidente ha approvato il dispiego di forze americane, che saranno di natura difensiva e si concentreranno principalmente nella difesa aerea e missilistica”, ha annunciato il Segretario alla Difesa, Mark Esper, aggiungendo: “Lavoreremo anche per accelerare la consegna di equipaggiamenti militari al regno dell’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti per aumentare la loro capacità di autodifesa”.

Sembra che, con tale decisione, Trump abbia escluso ogni possibile intenzione di attacco militare in risposta all’Iran. Il leader della Casa Bianca, venerdì, ha commentato che la sua condotta morigerata a livello militare è un segno di “forza”, e che ha preferito imporre ulteriori sanzioni economiche contro Teheran. “Perché sarebbe la cosa più semplice che potrei fare, ‘Okay, vai avanti, distruggi 15 importanti target in Iran’… Ma sto cercando di non farlo, se posso”, ha spiegato il presidente americano ai giornalisti presenti alla Casa Bianca. Tuttavia, il dispiego di unità militari potrebbe aggravare ulteriormente le tensioni con l’Iran, che aveva precedentemente risposto ad azioni analoghe da parte degli USA con preoccupazione, e che sostiene di non essere responsabile per l’attacco all’Arabia Saudita.

Il 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Gli Stati Uniti si sono uniti alle indagini volte a stabilire il reale responsabile degli attacchi. Secondo quanto rivelato dal capo della coalizione a guida saudita, il colonnello al-Maliki, sono stati 18 i droni autori dell’attacco, con 7 missili da crociera, di cui 3 non sono riusciti a colpire gli obiettivi designati. Per il colonnello, l’offensiva è stata condotta grazie a capacità elevate, dimostrate dall’impiego di sistemi di posizionamento avanzati e missili guidati con precisione. Inoltre, tra le armi utilizzate, vi erano anche velivoli di fabbricazione iraniana, nello specifico droni di tipo Delta Wing e missili Ya Ali.

Di fronte a tale scenario, Riad sostiene che l’attacco fosse volto a colpire e distruggere le infrastrutture saudite, così come l’economia globale ed il commercio internazionale. Pertanto, il Paese ha invitato la comunità internazionale a frenare il sostegno da parte iraniana ai gruppi terroristici.

In tale quadro, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, si è recato, il 18 settembre, in Arabia Saudita, nella città di Gedda, per intraprendere colloqui con i responsabili sauditi, volti a definire le opzioni più idonee per rispondere all’attacco del 14 settembre. Secondo un comunicato stampa, anche per Pompeo è l’Iran ad essere tra i responsabili e non i ribelli Houthi, ed è stato altresì sottolineato che quanto accaduto mette a rischio le forniture mondiali di energia. Inoltre, Pompeo ha affermato: “Per fortuna nessun cittadino americano è stato ucciso in quest’attacco ma ogni qualvolta si è di fronte ad un atto di guerra di tale tipo, c’è sempre il rischio che qualcosa possa accadere. È un attacco di una portata mai vista prima”.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.