Israele: Gantz scalza Netanyahu e propone un proprio governo di unità

Pubblicato il 21 settembre 2019 alle 6:43 in Israele Medio Oriente

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Il rivale israeliano del primo ministro Benjamin Netanyahu, Benny Gantz, ha riferito che intende costituire una propria coalizione di maggioranza e formare un governo di unità di cui lui dovrà essere il premier. Con tale dichiarazione, il leader del partito Blue and White ha fatto intendere che la proposta iniziale, avanzata da Netanyahu, di costituire un esecutivo che unisca i due partiti usciti con più voti dalle elezioni del 17 settembre, è ormai definitivamente accantonata. L’attuale primo ministro sta dunque valutando di unirsi ai partiti di destra e a quelli religiosi ultraortodossi per formare un’unica coalizione, con lui al comando. Tale soluzione a questo punto sarebbe l’unica rimasta nelle mani di Netanyahu, considerato il rifiuto di Gantz di collaborare. Ciononostante, anche in questo modo il premier potrebbe non raggiungere la maggioranza e ritrovarsi costretto ad allargare ulteriormente la coalizione di destra ad altri partiti.

Una simile situazione di stallo in Israele è determinata dal fatto che i risultati delle ultime elezioni legislative non hanno espresso una maggioranza chiara, tale da aprire la strada ad un esecutivo ben definito. Il partito centrista di Gantz, Blue and White, ha ottenuto 33 seggi, mentre il Likud, il partito nazionalista di Netanyahu, si trova leggermente alle spalle, con un totale di 31 seggi. Entrambi, dunque, sono ben lontani dalla soglia dei 61 seggi, necessari ad ottenere la maggioranza.

“Guideremo un vasto governo liberale di unità nazionale presieduto da me”, ha dichiarato Gantz proponendosi futuro primo ministro del nuovo esecutivo di maggioranza. “I Blue and White hanno vinto le elezioni e dirigeranno le negoziazioni”, ha aggiunto il leader di centro. Anche un alto funzionario del partito di Gantz, Moshe Yaalon, ha chiarito che non accetteranno di entrare in una coalizione guidata da Netanyahu. Il premier, da parte sua, si è detto “deluso e sorpreso” del fatto che Gantz abbia declinato la sua proposta e ha sostenuto che un governo di coalizione tra i due maggiori partiti del Paese era, a suo avviso, “ciò che i cittadini israeliani si aspettavano”. Il leader di Ysrael Beytenu, Avigdor Liberman, si è rivolto direttamente al primo ministro Netanyahu, chiedendogli di dare un taglio ai suoi “giochetti ed espedienti politici”. Il partito di Liberman ha ottenuto 9 seggi alle elezioni del 17 settembre. La Lista congiunta dei partiti arabi è stato invece il terzo partito di maggiore rilevanza, dopo il Likud e il Blue and White, e ha ottenuto 12 seggi. Questa situazione potrebbe mettere i partiti israelo-palestinesi nella posizione di impedire a Netanyahu di continuare il suo lavoro da primo ministro se decidessero di approvare Gantz nel ruolo di premier.

Nel suo primo discorso in seguito alle votazioni, Netanyahu ha affermato che Israele ha davanti a sé numerose sfide ed opportunità, rappresentate dal piano proposto dagli USA per risolvere il conflitto arabo-israeliano, il cosiddetto accordo del secolo, e la minaccia iraniana. Tutto ciò richiede la formazione di un governo sionista, forte e stabile, che si impegni negli interessi di uno Stato ebraico. Dal canto suo, la controparte di Blue and White ha affermato di essere riuscito nella propria missione mentre il proprio rivale Netanyahu ha fallito. Gantz ha poi reso noto di aver intrapreso contatti e relazioni con gli altri partiti, con l’obiettivo di formare una coalizione.

La decisione di indire nuove elezioni è stata approvata dal parlamento israeliano il 30 maggio scorso, dopo che Benjamin Netanyahu non era riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi.

Negli ultimi mesi, il premier ha dovuto affrontare accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. La precedente campagna di Netanyahu si era basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori attori del panorama politico internazionale. In tale quadro, uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha portato al riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite.

Un altro rilevante successo, per Israele, è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu, durante la precedente campagna elettorale, ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania. Tale mossa è considerata illegale ai sensi del diritto internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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