Egitto: manifestanti invocano la cacciata di al-Sisi

Pubblicato il 21 settembre 2019 alle 10:48 in Africa Egitto

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Raduni e proteste inneggianti alle dimissioni del presidente, Abdel Fattah al-Sisi, sono scoppiati, venerdì 20 settembre, in numerose città egiziane, dopo che l’imprenditore Mohamed Ali lo ha accusato di corruzione.

Migliaia di manifestanti pro-democrazia hanno marciato in varie città egiziane, tra cui la capitale, Il Cairo, Alessandria e Suez, chiedendo le dimissioni del presidente. Alcuni video pubblicati sui social media hanno mostrato persone radunate nella serata di venerdì che inneggiavano slogan quali “ci solleviamo, non temiamo, Sisi vattene” e “il popolo chiede la caduta del regime”. Ufficiali in borghese hanno fronteggiato la folla che tentava di raggiungere piazza Tahrir, nella capitale, dove iniziarono le proteste di massa che nel 2011 causarono il rovesciamento di Hosni Mubarak. Numerose fonti hanno riferito di arresti e uso di lacrimogeni contro i cittadini.

Il presidente egiziano stava già considerando di cancellare la sua visita al quartier generale delle Nazioni Unite, a New York, a causa del timore che scoppiasse in patria un’ondata di proteste. Il leader sta affrontando, nelle ultime settimane, una grossa ventata di dissenso contro il suo regime, scatenata dalla diffusione di filmati, il 2 settembre scorso, che dimostrano quanto profonda e radicata sia la corruzione tra gli ambienti militari e governativi del Paese. I video, diventati virali, sono stati rilasciati da Mohammed Ali, ex appaltatore di progetti militari in Egitto, e hanno provocato un notevole aumento delle critiche nei confronti del presidente, il cui operato è stato raramente messo in discussione nel corso degli anni. Al-Sisi, da parte sua, ha sminuito le accuse di Ali definendole “bugie”, tuttavia gli egiziani si sono indignati soprattutto per le affermazioni secondo cui al-Sisi avrebbe usato i fondi del governo per costruire diverse lussuose residenze per se stesso e la sua famiglia, facendo sì che l’hashtag #ThatsEnoughSisi diventasse virale e guadagnasse più di un milione di tweet nel giro di 24 ore.

L’invito a scendere in strada e a protestare contro il presidente stava già preoccupando al-Sisi e la sua amministrazione, i quali hanno sempre cerato di tenere a bada le manifestazioni anti-regime, soprattutto dopo l’assassinio di oltre 1000 sostenitori del presidente estromesso Mohamed Morsi durante il massacro di Rabaa, nel 2013. Lo stesso Ali aveva invitato i manifestanti a marciare per le strade della capitale in una nuova trasmissione YouTube “come espressione del loro rifiuto nei confronti del dominio incontrastato di al-Sisi “. Proteste su così vasta scala, ha sostenuto Ali, dovrebbero indurre il ministro della Difesa egiziano ad arrestare il presidente o a farlo cadere.

La Human Rights Watch ha reso noto che, da quando al-Sisi si è aggiudicato un secondo mandato nel 2018, le sue forze di sicurezza hanno avviato una campagna di “intimidazione, violenza, e arresti arbitrati contro gli oppositori politici e gli attivisti”. Esperti in seno alle Nazioni Unite avevano già palesato una “forte preoccupazione” per via del dilagante “assalto alla libertà di espressione” vigente in Egitto, dove negli ultimi mesi sono stati censurati siti di notiziari e agenzie stampa e arrestati illegalmente giornalisti e dissidenti.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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