Yemen: continuano le tensioni Houthi- Arabia Saudita

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 9:06 in Arabia Saudita Yemen

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Le milizie dei ribelli sciiti Houthi hanno continuato, dalla sera del 19 settembre, a violare la tregua posta su Hodeidah, con bombardamenti e attacchi rivolti contro le postazioni delle forze congiunte ed i quartieri residenziali. Nella stessa giornata, è giunta la notizia della morte di un comandante e diversi soldati della coalizione a guida saudita, a seguito di una missione militare nel governatorato orientale di Hadhramaut.

Gli ultimi bombardamenti su Hodeidah, in particolare nel quartiere meridionale di Hays, risalgono al 12 settembre scorso. Già in questo caso, si era parlato di violazione di un cessate il fuoco, stabilito in sede Onu. Nello specifico, il 9 settembre scorso, il Comitato delle Nazioni Unite per il coordinamento della ridistribuzione delle truppe a Hodeidah ha deciso di schierare squadre di monitoraggio in quattro punti della città. La commissione aveva affermato di aver concordato l’attuazione di un meccanismo di tregua e cessate il fuoco, di cui si era già discusso in una riunione del 14 luglio scorso, quando i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si sono incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da Hodeidah.

 Il 9 settembre la Commissione ha affermato di aver istituito un centro operativo congiunto presso la sede della missione Onu a Hodeidah, che avrebbe incluso funzionari di collegamento e coordinamento di entrambe le parti coinvolte nel conflitto e delle Nazioni Unite. Tale centro si sarebbe adoperato altresì per ridurre l’escalation di tensioni nell’area e per far fronte ai diversi avvenimenti sul campo.

Per quanto riguarda l’offensiva del 18 settembre, questa ha interessato dapprima il distretto di Ad Durayhimi, nel Sud del governatorato di Hodeidah, attraverso bombardamenti per mezzo di artiglieria pesante, contro postazioni delle forze congiunte. Successivamente altri attacchi sono stati rivolti nell’Est della città di Hodeidah. Secondo fonti militari, le forze congiunte, dal canto loro, sono state in grado di contrastare l’attacco con “fermezza e coraggio”.

Non da ultimo, un’altra offensiva Houthi ha interessato il Sud di Hodeidah, ed in particolare At Tuhayta, Al-Faza e Al-Jabaliya. Il 19 settembre, la coalizione saudita-emiratina ha altresì affermato di aver contrastato un attentato terroristico da parte dei ribelli Houthi nel Mar Rosso, che stava per essere condotto attraverso imbarcazioni provenienti proprio da Hodeidah contro navi mercantili. Nello specifico, il portavoce delle forze della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, ha dichiarato che le proprie forze navali hanno distrutto una nave trappola esplosiva, telecomandata, delle milizie Houthi. Tale imbarcazione, a detta del colonnello, rappresentava una minaccia per la sicurezza regionale ed internazionale, nonché alle rotte del commercio marittimo. Alcune fonti hanno poi indicato un aumento dei movimenti nelle aree dei porti di Ras Isa e Saleef, dove sono state intensificate le procedure di sicurezza e introdotti camion carichi di attrezzature e armi.

Per quanto riguarda l’episodio di Hadhramaut, una dichiarazione rilasciata dalle autorità locali e da una sezione dell’esercito yemenita ha confermato la morte di 5 soldati sauditi, incluso il comandante delle unità dell’area affiliate alla coalizione, il colonnello Bandar Al-Otaibi. In particolare, sono due gli attacchi separati verificatisi, condotti per mezzo di esplosivi. Secondo fonti locali, un ulteriore attentato, sempre per mezzo di ordigni esplosivi improvvisati, ha preso di mira un autobus mentre viaggiava al confine tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, nei pressi di Hadhramaut, causando la morte di 3 soldati sauditi e 2 yemeniti. È stato sottolineato che le forze dell’esercito yemenita situate ad Hadhramaut svolgono un ruolo fondamentale nella protezione dei confini tra Yemen e Arabia Saudita e delle compagnie petrolifere presenti nell’area.

Circa Hodeidah, tale governatorato rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il dislocamento delle truppe a Hodeidah è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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