Xi Jinping chiama il re saudita e condanna gli attacchi contro Aramco

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 17:20 in Arabia Saudita Cina

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Il presidente cinese, Xi Jinping, ha avuto un colloquio telefonico con il re saudita, Salman bin Abdulaziz, in cui ha ribadito la sua condanna degli attacchi contro la produzione petrolifera. I timori della Cina e la loro dipendenza dal petrolio saudita. 

Xi Jinping ha espresso solidarietà al monarca saudita e ha invitato tutte le parti a evitare di prendere provvedimenti che aggraverebbero la situazione, secondo quanto ha riferito l’agenzia statale cinese, Xinhua. Il 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Il 18 settembre, il Ministero della Difesa saudita ha mostrato ciò che ha definito la prova del coinvolgimento dell’Iran nell’attacco. In particolare, il capo della coalizione a guida saudita che combatte in Yemen, il colonnello Turki al-Maliki, ha affermato che i dati fino ad ora raccolti mostrano che è impossibile che l’attacco sia partito dallo Yemen, così come era stato affermato con la rivendicazione dei ribelli sciiti Houthi. 

Le autorità saudite hanno promesso che la produzione tornerà presto ai ritmi precedenti all’attacco e hanno sottolineato che il prezzo del petrolio sta già cominciando a diminuire. Tuttavia, tale offensiva ha sottolineato la particolare vulnerabilità della Cina alle interruzioni delle forniture di petrolio. Essendo il maggiore importatore mondiale di greggio, Pechino subisce la forte dipendenza della Cina da altri paesi per l’energia. Questa ha finito per influenzare gran parte della sua politica estera. Pechino sta cercando di ridurre tale dipendenza, ma i bisogni della sua economia in crescita e l’attuale guerra commerciale con gli Stati Uniti non rendono facile raggiungere l’obiettivo. La conseguenza è che attualmente la Cina sta comprando più petrolio saudita di quanto non abbia fatto per anni, secondo quanto riferito dalla CNN. “Siamo molto angosciati per il potenziale impatto dell’attacco sulla fornitura internazionale di greggio e sulla stabilità dei prezzi”, ha dichiarato Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, in una conferenza stampa il 17 settembre.

La Cina ha sempre acquistato la maggior parte del petrolio dalla Russia, dall’Iran, dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti. Tuttavia, nell’ultimo anno, è stata costretta a tagliare almeno due di queste fonti. Le importazioni cinesi di petrolio dagli USA sono precipitate del 76% nella prima metà del 2019, a causa della crescente guerra commerciale e della minaccia delle tariffe. Anche le importazioni dall’Iran sono state tagliate a causa dell’imposizione delle sanzioni statunitensi ai Paesi che acquistano greggio iraniano, in seguito al ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, avvenuto l’8 maggio 2018. Tale situazione è stata bilanciata da un maggiore acquisto dall’Arabia Saudita. Il più grande esportatore di petrolio del mondo è diventato il più grande fornitore cinese, negli ultimi mesi. La quota delle importazioni cinesi da Riad è cresciuta dal 14% nel 2018 al 18% nel 2019, superando lo share di greggio acquistato dalla Russia per la prima volta in più di 5 anni. L’attacco del 14 settembre, che ha messo fuori uso circa metà della produzione petrolifera saudita, è quindi particolarmente preoccupante per la Cina.

Pechino ha ripetutamente sottolineato la necessità di diversificare le sue fonti energetiche. “Il nostro compito più importante è garantire la sicurezza energetica”, ha dichiarato Zhang Jianhua, direttore della National Energy Administration cinese. “Come garantire la sicurezza energetica nazionale e la crescita economica e sociale è sempre il problema numero uno per il nostro sviluppo energetico”, ha affermato. Nel 2018, la Cina ha importato quasi il 70% del suo petrolio, secondo un documento pubblicato all’inizio di quest’anno dalla China Petroleum Enterprise Association. L’associazione prevede che tale cifra salirà al 72% nel 2019. Man mano che la sua economia cresce, la Cina avrà bisogno di più petrolio, riferisce ancora la fonte. Tuttavia, la produzione interna è ancora arretrata e gli sforzi per creare riserve energetiche strategiche non sono state all’altezza degli obiettivi. L’anno scorso, la produzione cinese di petrolio greggio è diminuita dell’1,3% a 189 milioni di tonnellate, un terzo anno consecutivo di declino. Questo è meno di un terzo del suo consumo annuo di 648 milioni di tonnellate nel 2018.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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