USA-Iran: una coalizione contro la minaccia iraniana e il rischio di “guerra totale”

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 13:32 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno rivelato di voler formare una coalizione internazionale per scoraggiare le minacce provenienti dall’Iran, a seguito dell’attacco contro le strutture petrolifere di Aramco. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano avverte: se saremo attaccati sarà “guerra totale”

Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha partecipato ad una serie di colloqui con i leader dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, il 19 settembre, incentrati sulla questione degli attacchi del 14 settembre che hanno colpito la produzione di petrolio saudita. A seguito di tali incontri, Pompeo ha dichiarato: “Siamo qui per costruire una coalizione volta a perseguire la pace e una risoluzione pacifica della situazione. Questa è la mia missione, questo è ciò che il presidente Trump vuole certamente che io raggiunga e spero che la Repubblica Islamica dell’Iran la veda allo stesso modo”. Pompeo, tuttavia, non ha fornito ulteriori dettagli su chi dovrebbe partecipare alla coalizione.

Gli Stati Uniti hanno già cercato di creare un’alleanza globale per la sicurezza marittima dagli attacchi contro le petroliere nelle acque del Golfo, avvenuti il 13 giugno. Anche in tale occasione, Washington aveva accusato l’Iran, che ha invece negato di essere coinvolto. Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Gran Bretagna e Bahrein avevano dichiarato che avrebbero aderito al progetto statunitense nel Golfo. L’Iraq, invece, ha rifiutato di partecipare e numerosi altri Stati europei si sono dichiarati contrari a tale iniziativa, dato il timore di alimentare le tensioni regionali.

Pompeo ha descritto la sua proposta come “un atto diplomatico”, tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, non l’ha accolta con favore. Zarif ha dichiarato che la Repubblica islamica “non batterà ciglio” prima di difendersi da qualsiasi attacco militare statunitense o saudita e ha sottolineato che questo porterebbe a una “guerra totale”. “Non vogliamo un conflitto, non vogliamo impegnarci in uno scontro militare”, ha ribadito poi Zarif, sottolineando che tale ipotesi comporterebbe “tantissime vittime”. “Ma non aspetteremo neanche un secondo per difendere il nostro territorio”, ha aggiunto. Il giorno successivo, venerdì 20 settembre, Zarif ha chiamato il ministro degli esteri del Kuwait, lo sceicco Sabah al Khalid Al Sabah, e i due hanno discusso delle misure per ridurre le tensioni nella regione. 

Il 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Gli Stati Uniti si sono uniti alle indagini volte a stabilire il reale responsabile degli attacchi, che si pensa essere l’Iran. Il ministero della Difesa saudita ha mostrato ciò che ha definito la prova del coinvolgimento dell’Iran nell’attacco, il 18 settembre. In particolare, il capo della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha affermato che i dati fino ad ora raccolti nel corso delle indagini mostrano che è impossibile che l’attacco sia partito dallo Yemen, così come era stato affermato con la rivendicazione dei ribelli sciiti Houthi. 

Secondo un comunicato stampa, anche per Pompeo è l’Iran ad essere tra i responsabili e non i ribelli Houthi, ed è stato altresì sottolineato che quanto accaduto mette a rischio le forniture mondiali di energia. In tale quadro, il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha affermato che la riluttanza mostrata fino ad ora nel colpire l’Iran è “un segno della propria forza”, in quanto sarebbe facile lanciare un attacco. Tuttavia, l’amministrazione statunitense sta prendendo in considerazione diverse opzioni per trattare con l’Iran. Trump, inoltre, ha annunciato di aver ordinato al segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, di “intensificare le sanzioni” contro Teheran. Dal canto suo, Zarif ha accusato il presidente USA di aumentare la pressione economica sui cittadini iraniani, parlando di “escalation della guerra economica” oltre che di “terrorismo economico, illegale e disumano”. Per Zarif, Washington ignora il fatto che molti altri, come le vittime yemenite di quattro anni e mezzo di atroci crimini di guerra, faranno il possibile per lanciare contrattacchi in caso di ulteriori violenze. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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