Tunisia: morto l’ex presidente Ben Ali, la fine definitiva dell’assolutismo

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 10:13 in Africa Tunisia

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Il Ministero degli Esteri della Tunisia e l’avvocato della famiglia dell’ex presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali ne hanno annunciato la morte, giovedì 19 settembre.

L’ex- presidente, morto all’età di 83 anni, si trovava in esilio in Arabia Saudita e, negli ultimi tre mesi era stato sottoposto a diverse cure mediche, a seguito della scoperta di un tumore alla prostata. Secondo quanto riferito da fonti tunisine, la salute di Ben Ali era peggiorata molto nell’ultimo periodo, a tal punto da portarlo in terapia intensiva. L’avvocato della famiglia, Mounir Ben Salha, ha dato la notizia del decesso, avvenuto nella città saudita di Gedda, dopo una settimana dall’annuncio di una “crisi di salute” che, tuttavia, non poneva il presidente in uno “stato moribondo”. Secondo quanto riferito dalla famiglia, Ben Ali, prima della sua morte, ha chiesto di essere sepolto alla Mecca.

Ben Ali era fuggito dalla Tunisia nel mese di gennaio 2011, quando i propri compatrioti hanno dato il via ad una rivoluzione che avrebbe poi costituito l’inizio della Primavera Araba anche in altri Stati del mondo arabo. A quel tempo, l’ex presidente si trovava al potere da 23 anni.

In particolare, nel 2011, un tribunale di Tunisi ha condannato il presidente a 35 anni di reclusione in contumacia, con l’accusa di tortura e corruzione finanziaria. Successivamente, un tribunale militare ha sentenziato la condanna a 20 anni di prigione, accusando Ben Ali di incitamento all’omicidio e al saccheggio. Dalla sua fuga in Arabia Saudita, l’ex capo di Stato non era più apparso in pubblico, se non attraverso foto con la sua famiglia, pubblicate sui social media.

Proprio lo scorso 15 settembre, la Tunisia ha assistito ad elezioni presidenziali, dimostrando di aver continuato sul proprio cammino verso una piena democrazia. Con tali votazioni, sono passati al secondo turno due personalità “inaspettate”, al di fuori del panorama politico tunisino tradizionale, e ciò sarebbe stato impensabile durante l’era di Ben Ali. Tuttavia, secondo quanto dichiarato, la situazione economica per molti tunisini risulta essere peggiorata rispetto alle condizioni pre- 2011.  Nonostante ciò, la morte dell’ex capo di Stato ed i risultati delle ultime elezioni sono considerati la fine definitiva di ciò che è stato definito “assolutismo”.

Nato il 3 settembre 1936, Ben Ali ha intrapreso la propria carriera nell’esercito e poi nel campo della sicurezza. È salito sul palcoscenico politico tunisino nel mese di gennaio 1986, in quanto membro dell’Ufficio politico del partito socialista costituzionale, poi come segretario generale aggiunto del partito, fino ad essere promosso ministro di Stato incaricato degli Interni, nel maggio 1987. Il 2 ottobre 1987, è stato nominato primo ministro, ed è diventato segretario generale del partito. Successivamente, Ben Ali ha sfruttato la malattia del presidente allora in carica, Habib Bourguiba, costringendolo a cedergli i suoi poteri in un colpo “senza sangue”, il 7 novembre 1987. In quella data, Ben Ali si è dichiarato capo di Stato, giustificando il proprio mandato con l’incapacità di Bourguiba di esercitare le sue funzioni di presidente.

Il primo decennio da presidente ha portato a una grande ristrutturazione economica in Tunisia, sostenuta dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca mondiale, e ad un tasso di crescita annuale di poco superiore al quattro percento all’anno. Tuttavia, i critici hanno affermato che la Tunisia era uno “Stato di polizia”, in cui pochi osavano sfidare un governo onnipotente. In un Paese in cui molti avevano vissuto una vita democratica altrove, lo stato opprimente di Ben Ali era considerato autoritario, nonché motivo di ribellione.

Durante il mandato di Ben Ali, l’élite aveva accumulato ricchezza, simboleggiata da stravaganti ville sul mare, e le promesse populiste verso i più i poveri vennero presto meno. Non da ultimo, lo stile di vita sontuoso della moglie era l’emblema della corruzione di un’epoca. Nelle province, nelle città minerarie del Sud e nei villaggi rurali senza acqua corrente, la rabbia cresceva, portando a un piccolo movimento di protesta nel 2008, chiamato “la piccola rivoluzione”. Ciò ha portato poi alla ribellione del 2011.

Ben Ali è stato il primo presidente arabo rovesciato dalle rivoluzioni della Primavera araba, seguito dal presidente egiziano Muhammad Hosni Mubarak, costretto a dimettersi l’11 febbraio 2011. A otto anni dalla vera rivolta, le condizioni di vita sono ancora difficili in quelle aree dove tutto ebbe inizio, con un tasso di disoccupazione superiore a quello del 2010 e servizi pubblici deteriorati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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