Siria: veto di Cina e Russia sul cessate il fuoco a Idlib

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 12:57 in Cina Russia Siria

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La Cina e la Russia hanno posto il veto su una decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che prevedeva l’imposizione del cessate il fuoco a Idlib, regione del Nord-Ovest della Siria, nonché una delle ultime roccaforti in mano ai ribelli.

In particolare, la bozza di risoluzione è stata proposta da Kuwait, Germania e Belgio nella giornata di giovedì 19 settembre, durante una sessione aperta del Consiglio di Sicurezza, ed ha ricevuto dodici sì, un’astensione, da parte della Guinea Equatoriale, ed il no di Pechino e Mosca. Nel progetto trilaterale è stata richiesta la cessazione di qualsiasi ostilità, nel rispetto del diritto internazionale umanitario e nel quadro delle misure intraprese per contrastare il terrorismo. La tregua avrebbe dovuto avere inizio a mezzanotte del 21 settembre, con l’obiettivo di evitare il deterioramento della situazione umanitaria nel governatorato di Idlib.

Anche un’altra risoluzione “concorrenziale”, avanzata da Russia e Cina, è stata ostacolata, non ricevendo il numero di voti favorevoli necessari per l’adozione. Per i due Paesi, la risoluzione tripartita non è idonea, in quanto la cessazione di attività ostili non dovrebbe includere le attività volte a contrastare le organizzazioni terroristiche. Inoltre, la Russia ha posto il veto alla richiesta di intervento perché non includeva un’esenzione per offensive militari volte a contrastare i gruppi di combattenti della lista nera delle Nazioni Unite.

È stata la tredicesima volta che la Russia ha posto il veto su una risoluzione sul conflitto siriano e la settima per la Cina. Per essere approvato, un disegno di legge richiede nove voti a favore e nessun veto da parte di Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna o Stati Uniti. Per Kuwait, Belgio e Germania, la risoluzione proposta il 19 settembre era puramente “umanitaria”. Nell’invitare tutti i Paesi membri ad appoggiarla, è stato sottolineato che la crisi umanitaria in Siria potrebbe divenire la peggiore del 21esimo secolo e, pertanto, il Consiglio non può permettere che ciò accada.

Dal canto suo, l’ambasciatore francese all’Onu, Nicolas de Rivière, a margine del meeting del Consiglio di Sicurezza, ha dichiarato che coloro che distruggono Idlib, bombardandola, dovranno ricostruirla, ma il proprio Paese, l’Europa ed altri Stati non parteciperanno, a suo parere, nelle operazioni di ricostruzione. De Rivière ha poi aggiunto che coloro che si oppongono all’approccio pacifico e all’arrivo degli aiuti umanitari in Siria saranno ritenuti responsabili e dovranno pagare per la ricostruzione.

Nella medesima occasione, un alto funzionario dell’Onu ha sottolineato che la situazione umanitaria a Idlib è “spaventosa”, con circa 400mila sfollati in pochi mesi, mentre circa 600mila persone vivono in tende, campi o all’aperto. L’assistente segretario generale per gli Affari Umanitari, Ursula Mueller, ha affermato che, dopo mesi di pesanti combattimenti e un “fragile cessate il fuoco”, il futuro di Idlib rimane incerto, soprattutto con l’avvicinarsi dell’inverno. Mueller ha altresì evidenziato che le organizzazioni umanitarie stimano che sono necessari 68.4 milioni di dollari in più per prepararsi all’inverno, fornendo adeguati rifugi e risorse, anche non alimentari.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra. Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata violata. Uno degli ultimi attacchi è del 16 settembre, quando le forze del regime siriano hanno nuovamente bombardato l’area rurale meridionale di Idlib.

Idlib e le aree circostanti ospitano circa 3 milioni di persone, circa la metà sfollate, e la recente escalation ha costretto alla fuga più di 400.000 persone, la maggior parte delle quali ha cercato rifugio nella regione di confine con la Turchia, nel Nord di Idlib. Metà delle vittime del conflitto sono donne e bambini. A ciò si aggiunge la distruzione di scuole e strutture sanitarie e civili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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