Libia, immigrazione: 493 migranti tratti in salvo in 4 giorni

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 17:28 in Immigrazione Libia

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La Guardia costiera della Marina libica ha reso noto, nella serata del 19 settembre, il salvataggio di 493 migranti irregolari in quattro giorni, avvenuto, nello specifico, attraverso operazioni condotte dal 15 al 18 settembre da diverse squadre delle proprie forze.

I migranti si trovavano a bordo di sei gommoni in totale, a largo delle coste libiche, nel Nord-Ovest e nel Nord-Est di Tripoli. Erano presenti altresì bambini e donne. In particolare, le autorità della Guardia costiera hanno dichiarato che la pattuglia Ubari ha effettuato due operazioni di salvataggio. La prima il 15 settembre, in cui sono stati tratti in salvo 77 immigrati, tra cui 4 donne, mentre erano a bordo di un gommone a Nord di Homs, città portuale situata nella Libia settentrionale. La seconda operazione ha avuto luogo il 16 settembre, quando 96 immigrati irregolari, tra cui 4 donne e un bambino, sono stati salvati. Questi erano di diverse nazionalità, sia asiatiche sia africane. I migranti sono stati trasportati in cinque postazioni differenti della Guardia costiera, dove sono stati fatti sbarcare per ricevere l’assistenza umanitaria e medica necessaria e, successivamente, sono stati trasportati nel centro di controllo di Homs.

Nell’ultima settimana, la sezione della Guardia costiera di Tripoli ha poi soccorso altri 3 gommoni. Il primo il 16 settembre, con a bordo 83 migranti, 80 dal Sudan e gli altri 3 egiziani, anch’essi a Nord di Homs. Il giorno successivo, il 17 settembre, altri 83 migranti sono stati tratti in salvo, tra questi anche due donne e un bambino. L’operazione del 18 settembre ha poi portato al salvataggio di ulteriori 108 persone, incluse 18 donne e 3 bambini, che si trovavano a circa 15 miglia a Nord-Est di Zuwara, città nel Nord-Est della Libia. I migranti, tutti irregolari, sono stati portati al punto di sbarco della Guardia costiera presso la base navale di Tripoli e hanno ricevuto assistenza umanitaria e medica.

Infine, l’ultima operazione inclusa nel comunicato della Guardia costiera fa riferimento all’operazione condotta il 16 settembre dalla nave Talil, appartenente alla sezione occidentale della Guardia costiera. In tale giorno sono stati 50 i migranti tratti in salvo, mentre si trovavano a Nord di Sabratah, nel Nord-Ovest della Libia.

Il 13 settembre, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) ha pubblicato un report riguardante la Libia, in cui viene dichiarato che sono almeno 655.144 i migranti che sono stati censiti nel Paese nordafricano tra il 3 giugno ed il 4 agosto 2019, provenienti da 39 nazionalità diverse. Tra questi, l’8% è composto da minori, per il 33% non accompagnati. L’area geografica di origine principale è l’Africa sub-Sahariana, da cui parte il 62% dei migranti, provenienti soprattutto dal Niger, Paese di provenienza del 20% dei migranti. Gli altri maggiori punti di partenza sono Egitto, Chad, Sudan e Nigeria. Una volta arrivati in Libia, talvolta senza passare da nessun altro Paese, i migranti si stanziano prevalentemente nelle aree di Tripoli, Ejdabia e Murzuq.

Sebbene negli ultimi due anni il numero sia diminuito, secondo le stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sono 859 i migranti morti nel Mar Mediterraneo dall’inizio del 2019, sino al 22 agosto. In particolare, la Libia rappresenta un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture di migranti.

Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute, e i migranti vivono in condizioni pessime, soggetti a torture e abusi.

Non da ultimo, è del 19 settembre la notizia di un uomo sudanese, di 28 anni, ucciso da un colpo di arma da fuoco mentre il gruppo di 103 migranti di cui faceva parte stava cercando di fuggire da un centro di detenzione in Libia, nella base navale di Abu Sittah. “L’utilizzo di proiettili vivi contro civili vulnerabili disarmati, che siano uomini, donne o bambini, è inaccettabile e suscita preoccupazione sulla sicurezza dei migranti e dello staff umanitario” ha dichiarato un portavoce dell’IOM, Leonard Doyle.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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