Libano: la Francia arriva in aiuto con equipaggiamento militare e 400 milioni di euro

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 15:44 in Francia Libano

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La Francia si è impegnata a sostenere il Libano per mettere in atto le riforme economiche necessarie a superare le difficoltà vissute attualmente dal Paese. Questo è quanto emerso da un incontro tenutosi a Parigi, il 20 settembre, tra il presidente francese, Emmanuel Macron, ed il primo ministro libanese, Saad Hariri.

I colloqui, definiti da Hariri “eccellenti” hanno messo in luce le relazioni economiche tra le due parti ed i piani di investimento francesi in Libano, che mirano a sostenere uno dei Paesi arabi più indebitati, affinché possa proseguire nel proprio cammino di riforme economiche. In particolare, Parigi, una “storica sostenitrice”, si è impegnata a destinare a Beirut una cifra pari a circa 400 milioni di euro.

Non da ultimo, le due parti hanno concordato una serie di iniziative, tra cui un accordo che prevede la fornitura di equipaggiamento militare, volto a migliorare le capacità di difesa e di sicurezza del Libano. Nello specifico, il premier libanese ha dichiarato di aver firmato, a Parigi, una lettera di intenti, in cui la Francia si impegna a fornire attrezzature militari che consentano a Beirut di “proteggere” i giacimenti offshore di petrolio e gas, in un momento in cui le attività di esplorazione nel Mediterraneo suscitano tensioni tra diversi Paesi.

“La maggior parte degli investimenti francesi verrà utilizzata per equipaggiare le nostre forze navali ed acquisire le giuste capacità per il trasporto aereo e marittimo”, ha affermato Hariri ai giornalisti nel cortile del palazzo dell’Eliseo, prima di incontrare Macron, sottolineando che si tratta di un investimento essenziale per la sicurezza del Paese.

Da parte sua, il presidente francese ha spiegato che la lettera di intenti firmata tra i due Paesi si inserisce nel quadro degli impegni presi alla conferenza di Roma nel marzo 2018, volti a fornire attrezzature militari all’esercito libanese. In particolare, in tale conferenza, ci si era concentrati sul rafforzamento delle capacità delle forze armate libanesi e la Francia si era già impegnata a destinare al Libano una linea di credito pari a 400 milioni di euro. Tale cifra mirava a sostenere le forze armate e di sicurezza, in particolare la marina militare, e tale mossa era stata ben vista anche da altri Paesi, anch’essi sostenitori finanziari.

In tale quadro, nel 2018, il Libano ha firmato, per la prima volta, un accordo con alcune compagnie stranieri, ed in particolare la francese Total, l’italiana Eni e la russa Novatek, riguardanti l’esplorazione di petrolio e gas in due blocchi energetici nelle proprie acque territoriali. Secondo quanto dichiarato, il Paese si prepara a perforare il suo primo pozzo a Nord di Beirut a dicembre, mentre gli scavi in un territorio conteso con Israele inizieranno a maggio.

Tale “contesa” è rinata nell’ultimo mese, quando il 10 settembre il Libano, attraverso il presidente Michel Aoun, ha chiesto agli Stati Uniti di mediare con Israele per la questione riguardante la definizione dei confini marittimi e terrestri tra i due Paesi. In particolare, la disputa irrisolta tra Beirut e Israele riguarda un’area marittima di circa 860 km2, che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale. Si pensa che tali aree siano ricche di petrolio e gas.

Al momento, Beirut detiene 14 punti terrestri, tra cui il più importante è il promontorio di Rosh Hanikra. Non lontano dalla linea di demarcazione che separa le acque libanesi da quelle israeliane si trovano due grandi giacimenti di gas individuati negli ultimi anni da Israele, Tamar e Leviathan. Si stima che il primo possegga riserve pari a 238 miliardi di metri cubi di gas mentre il secondo ne contenga circa 535 miliardi.

I negoziati sulla delimitazione del confine tra Libano e Israele sono in corso da anni e Washington ha spesso svolto il ruolo di mediatore. Hezbollah, nemico di Israele, da parte sua, ha invitato le autorità libanesi a negoziare dalla propria “posizione di forza”. Il segretario generale, Hassan Nasrallah, ha dichiarato, nel mese di febbraio scorso, che il suo partito costituisce “l’unica forza” per il Libano nella “battaglia” sul gas e petrolio nel Mediterraneo contro Israele.

Al di là delle frontiere, Libano e Israele sono state protagoniste di una nuova escalation di tensioni che avuto inizio domenica 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

Per un diplomatico ed ex ambasciatore degli Stati Uniti d’America nello Stato di Israele, Daniel Shapiro, lo scambio di attacchi tra Israele e Libano dimostra il successo della politica di deterrenza di Israele ed è probabile che ciò possa portare ad un conflitto su vasta scala, rimandato da tempo ma inevitabile. Inoltre, sin dalla fine della guerra in Libano nel 2006, gli israeliani, esperti strateghi, avevano predetto ulteriori violenze sul confine libanese-israeliano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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