ISIS: jihadista belga presunto morto trovato vivo in prigione siriana

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 19:54 in Belgio Siria

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Un jihadista belga, membro dell’ISIS, che più volte aveva minacciato il proprio Paese e che a lungo era stato presunto morto, è stato filmato vivo in una prigione ad alta sicurezza in Siria.

A renderlo noto è il Brussels Times, il quale ha altresì aggiunto che il giovane 24enne, Abdellah Nouamane, faceva parte del gruppo radicalizzato Sharia4Belgium. Il giovane era partito, nel 2013, per la Siria e, fino al marzo 2019, era presunto morto dalle autorità.

Secondo quanto riportato, Nouamane è un soggetto ben noto in Belgio per aver ripetutamente avanzato minacce brutali nei confronti del proprio Paese nel 2015. Nello specifico, all’epoca le autorità belghe erano giunte in possesso di un audio messaggio in cui il terrorista annunciava che “tutto il Belgio sarebbe andato in fiamme”, in particolare “le biblioteche, le scuole e gli ospedali”, al punto tale da non riuscire più “a tenere il conto delle vittime innocenti”.

Una volta giunto in Siria, Nouamane aveva adottato lo pseudonimo di Abu Jihad Al-Belgiki e, in absentia, era stato condannato a 5 anni di reclusione nel proprio Paese per affiliazione terroristica e ad altri 5 per pianificazione di attentato terroristico.

L’individuo è stato più volte dichiarato morto dallo stesso Stato islamico, al punto tale che, secondo il giornale locale, anche la madre di Nouamane, Fatima Ezzarhouni, la quale è diventata attiva in politica, nonché un’attivista che manifesta contro la radicalizzazione, pensava che il figlio fosse deceduto nel corso della sua permanenza in Siria.

Tuttavia, secondo quanto rivelato venerdì 20 settembre, il terrorista è stato individuato all’interno di un filmato che riprendeva una prigione in Siria controllata dalle milizie curde, le quali svolgono un ruolo cardine nel contrasto allo Stato islamico. Nel video, inoltre, il prigioniero, successivamente identificato essere Nouamane, dichiara di provenire dal Belgio.

Il Belgio è membro della NATO dal 1949 e dell’Unione Europea dal 1958. Il Paese ha una popolazione superiore a 11 milioni, il cui 5-7% è di religione musulmana.  Secondo il Global Terrorism Index del 2018, che attribuisce un indice da 0 a 10, dove 0 è il minimo e 10 è il massimo, a 163 Paesi al mondo in base all’impatto del terrorismo sui loro territori, il Belgio ha registrato un indice di 4.06, rientrando tra gli Stati a medio impatto di terrorismo. 

Secondo le stime del Soufan Group, entro la fine del 2015, circa 470 foreign fighters belgi sono partiti per la Siria e l’Iraq per arruolarsi tra le fila dello Stato Islamico, facendo diventare il Belgio il quarto Stato dell’Unione Europea, dopo la Francia, la Germania e il Regno Unito, per numero di combattenti stranieri. Dei 470 individui che hanno raggiunto l’ISIS in Medio Oriente, circa 118 sarebbero rientrati in Patria. Dalla fine del marzo 2016, inoltre il Belgio vive in uno stato di massima allerta per via degli attacchi terroristici subiti. La mattina del 22 marzo, in particolare, tre attentati suicidi coordinati hanno avuto luogo a Bruxelles, due dei quali presso l’aeroporto internazionale di Zaventem e uno presso la stazione metropolitana di Maalbeek. Sono morte complessivamente 35 persone, compresi i tre attentatori, mentre circa 300 civili sono rimasti feriti. L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS.

I principali attori antiterrorismo del Belgio sono costituiti dal corpo della Polizia Federale Belga (BFP), il Servizio di Intelligence Civile e Militare, l’Ufficio del procuratore Federale e l’Unità di Crisi. Per di più, l’attività dell’inter-agenzia dell’Unità Coordinativa per l’Analisi delle Minacce gioca un ruolo particolarmente importante nel determinare l’entità di rischio, soprattutto legato ai foreign fighters rientrati nel Paese. Infine, nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, il Belgio è un membro attivo della Coalizione Globale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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