Cipro: Turchia provoca sulle esplorazioni di gas e petrolio

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 16:05 in Cipro Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Turchia ha ammonito Cipro in merito alla concessione data da parte dell’isola del Mediterraneo orientale ad aziende produttrici di petrolio per la conduzione di esplorazioni di idrocarburi nelle acque al centro di una disputa territoriale tra i due Paesi.

La dichiarazione, rilasciata dal Ministero degli affari Esteri turco, ha altresì aggiunto che l’isola deve impegnarsi nel prevenire che aziende internazionali estraggano petrolio o gas in quella che Ankara ritiene la propria piattaforma continentale. 

In particolare, riporta il Daily Sabah, l’autorizzazione data da Nicosia “dimostra che l’amministrazione greco-cipriota insiste nel mantenere la propria attitudine irresponsabile che non tiene conto degli uguali e inseparabili diritti e interessi dei turco-ciprioti nei confronti delle risorse naturali all’interno e intorno l’isola”.

Le esplorazioni, secondo quanto riportato da Aksoy, sono state concesse nell’area di licenza numero 7 della zona economica esclusiva (ZEE), ma una sezione di tale area “rimane all’interno della piattaforma continentale della Turchia, la quale è stata registrata in sede di Nazioni Unite”. Per tale ragione, Aksoy ha specificato che la Turchia “non intende in nessun modo consentire” ad aziende, navi o Paesi stranieri di condurre esplorazioni di idrocarburi non autorizzate all’interno delle aree di propria giurisdizione, aggiungendo altresì che Ankara continuerà a “adottare le misure necessarie” per proteggere i propri diritti e i propri cittadini.

Da ciò, il consiglio rivolto da Aksoy alle “aziende interessate” di “considerare nulli i permessi ottenuti dal governo greco-cipriota in merito alle attività nel settore degli idrocarburi da condurre all’interno della piattaforma continentale turca”.

Stando a quanto riportato dall’Hurriyet Daily News, secondo la Turchia il clima di tensione nel Mediterraneo occidentale deriva dalle azioni unilaterali del governo greco-cipriota, il quale ignora i diritti della popolazione di etnia turca che risiede nell’isola. Da ciò, la considerazione che Ankara ha di Nicosia, la quale, secondo i turchi, stando a quanto riporta il quotidiano greco Ekathimerini, “fallisce nel comprendere la determinazione della Turchia, nonostante gli avvertimenti lanciati”.

In tale contesto, il portavoce del Ministero, Hami Aksoy, ha dichiarato che “le decisioni unilaterali dell’amministrazione greco-cipriota, le quali sono finalizzate a usurpare i diritti dei turco-ciprioti, non contribuiscono alla pace e alla stabilità del Mediterraneo orientale”.

Da parte sua, in seguito alle dichiarazioni di Ankara, il Ministero degli Affari Esteri di Nicosia ha dichiarato, secondo quanto riportato dal quotidiano cipriota Kathimerini, che le affermazioni della Turchia dimostrano la mancata considerazione da parte di Ankara del diritto internazionale tradizionale e consuetudinario in materia di diritto del mare come sancito dalla Convenzione di Montego Bay del 1982. Allo stesso tempo, le parole di Aksoy mostrano, secondo Nicosia, mancato rispetto dei diritti sovrani della Repubblica cipriota sulla propria piattaforma continentale e sulla sua zona economica esclusiva.

Nello specifico, il ministero degli Esteri cipriota ha reso noto che l’autorizzazione nell’area di licenza numero 7, “la quale è stata concessa dal governo di Cipro, fa riferimento alla piattaforma continentale cipriota, all’interno dell’area marittima a Sud-Ovest dell’isola, già delimitata, in rispetto del diritto internazionale, tra gli Stati costali che vi si affacciano, ovvero la Repubblica di Cipro e l’Egitto, attraverso l’Accordo di delimitazione della ZEE del 2003”, per tale ragione, “non lede i diritti di alcuno stato terzo, Turchia inclusa”.

I contratti firmati in merito alle esplorazioni petrolifere, ha aggiunto Nicosia, “rappresentano un innegabile voto di fiducia nei confronti della strategia energetica cipriota, soprattutto in questo preciso momento, nel pieno delle continue azioni illecite e aggressive della Turchia”.

Cipro è da oltre 40 anni caratterizzata dalla cosiddetta questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Le relazioni tra i due Paesi si sono ulteriormente inasprite dopo che a largo di Cipro sono stati rilevati numerosi giacimenti di gas e di petrolio. Nel maggio 2019, la Turchia aveva avviato alcune operazioni di trivellazione nelle acque circostanti l’isola di Cipro, ricche di gas naturale, risorsa che Nicosia già vende a Egitto e Israele. Le prime trivellazioni erano avvenute ad Ovest dell’isola, in un’area la cui competenza territoriale è oggetto di disputa territoriale tra Cipro e Turchia.  A seguito dell’annuncio dell’invio di una seconda nave turca, il 20 giugno, i leader dell’Unione Europea avevano richiesto ad Ankara di interrompere le sue trivellazioni nelle acque contese, pena un’azione congiunta da parte del blocco. Per la Turchia, però, si trattava di aree di piena giurisdizione turca, o dei turco-ciprioti, il cui Stato separatista nel Nord dell’isola è riconosciuto solo dalla Turchia. A seguito di tali dichiarazioni, l’UE aveva annunciato, l’11 luglio, di voler interrompere i colloqui di alto livello con la Turchia e i negoziati in corso su un accordo per i trasporti aerei. A quel punto, Ankara aveva replicato che, in caso di mancata collaborazione da parte del governo greco cipriota, avrebbe continuato con le trivellazioni.

Lo scorso 18 settembre, però, la seconda nave che Ankara aveva inviato per condurre operazioni di trivellazione nelle acque circostanti l’isola di Cipro, la Yavuz, aveva abbandonato l’area al centro della disputa territoriale con Nicosia. La Yavuz si era trasferita per rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale del Paese, in attesa di istruzioni in merito al proprio eventuale ritorno in acque cipriote.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play  

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.