Cina: arrestato un pilota statunitense nel Sud del Paese

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 15:38 in Cina USA e Canada

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Le autorità cinesi hanno arrestato un pilota statunitense, che lavora per la società di trasporto FedEx, alimentando un clima già teso tra i due Paesi. 

L’uomo è stato fermato il 12 settembre, nella città di Guangzhou, nel Sud del Paese, dopo che le forze di sicurezza avevano trovato 681 pallottole per fucili ad aria compressa nel suo bagaglio, secondo quanto ha riferito, il 20 settembre, il Ministero degli Esteri cinese. Il pilota stava cercando di prendere un volo turistico per Hong Kong, il giorno dopo essere tornato dalla stessa città, volando in servizio per FedEx. L’uomo è stato rilasciato su cauzione, ma rimane in Cina, dove è sotto inchiesta per contrabbando di armi, stando a quanto dichiarato da Geng Shuang, portavoce del Ministero degli Esteri. Sulla base delle normative cinesi, una persona rilasciata su cauzione ha poche possibilità di movimento, fuori e dentro il Paese, e deve dichiarare il proprio luogo di residenza locale fino a quando i funzionari non hanno completato le indagini.

In una dichiarazione, la FedEx ha affermato che le autorità avevano trovato un oggetto nel bagaglio del suo pilota, sebbene non abbia specificato quale fosse l’oggetto. “Stiamo collaborando con le autorità competenti per comprendere meglio i fatti”, ha dichiarato la società in una nota, rifiutando di commentare ulteriormente. La “Air Line Pilots Association International”, il sindacato che rappresenta la maggior parte dei piloti statunitensi, ha rifiutato di discutere il caso, così come l’avvocato dell’uomo. La FedEx è una delle numerose aziende che risento del clima di tensione tra Washington e Pechino. Tuttavia, non è chiaro se la detenzione del pilota sia o meno correlata alle difficoltà dell’azienda statunitense in Cina. Inoltre, questo episodio arriva a seguito di un aumento delle misure di sicurezza in tutti gli aeroporti cinesi. Le autorità hanno cominciato a prestare particolare attenzione ai viaggiatori che partono o si recano a Hong Kong, un territorio cinese semi-autonomo in cui da mesi si susseguono manifestazioni per chiedere una maggiore indipendenza da Pechino. 

Intanto, le relazioni tra Cina e Stati Uniti potrebbero accennare a migliorare, con la ripresa dei colloqui sulla guerra commerciale, a partire da Ottobre. La disputa tariffaria tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni cinesi rispettivamente di acciaio e alluminio. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Il 6 luglio 2018 gli Usa hanno imposto dazi addizionali del 25% su altri prodotti cinesi, per un valore di altri 34 miliardi di dollari, dando avvio, secondo Pechino, alla “più grande guerra commerciale della storia economica”.

Un’ulteriore trance di tariffe è stata implementata da entrambi i Paesi alla mezzanotte del 23 agosto 2018, tariffe del 25% su beni dal valore complessivo di altri 16 miliardi di dollari. Le tariffe americane si applicavano a 279 categorie di prodotti cinesi, inclusi prodotti chimici, attrezzature ferroviarie, materie plastiche e semiconduttori. Quelle cinesi, invece, sono dirette contro 333 categorie di prodotti americani, tra cui carbone, rame, prodotti in acciaio, combustibili e attrezzature mediche. Oggi dopo più di un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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