Brexit, Juncker: “Accordo possibile”, si passa alla fase tecnica

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 19:12 in Europa UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il segretario inglese per la Brexit, Steve Barclay, si è recato a Bruxelles per incontrare il Responsabile europeo del processo di negoziato, Michel Barnier.

In vista del vertice, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker aveva dichiarato, giovedì 19 settembre, di ritenere le due parti “in grado di raggiungere un accordo” entro il 31 ottobre, dal momento che, se si trovano alternative valide al backstop, la clausola può essere abbandonata.

Il backstop era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

Con tali premesse, Barclay, giunto a Bruxelles nella mattina del 20 settembre, ha richiesto all’Unione l’adozione di un approccio meno “rigido”, suggerendo che gli ultimi dettagli di quella che sarà l’alternativa al backstop non devono necessariamente essere risolti prima della fine del 2020.

Al termine dell’incontro, la Commissione europea ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, nella quale l’istituzione europea ha confermato il passaggio ad una nuova fase, questa volta “tecnica”, per discutere dei “primi concetti, principi e idee” in merito alle alternative al backstop che il Regno Unito ha presentato nei giorni scorsi.

La Commissione ha altresì aggiunto di ritenere “essenziale” l’inclusione di “una soluzione funzionale e legalmente operativa” nell’accordo di recesso. A tal proposito, l’Europa “rimane disponibile e aperta a esaminare ogni proposta in grado di rispettare tutti gli obiettivi del backstop”.

Nonostante il segnale di apertura, al termine dell’incontro il responsabile europeo per il negoziato ha definito la Brexit quale “scuola di pazienza”. Nello specifico, in risposta alle domande della stampa, Barnier ha ripreso le parole del “celebre nonno dell’Unione Europea, Jean Monnet”, il quale aveva in passato dichiarato: “Non sono ottimista, non sono pessimista, ma sono determinato”, alludendo all’intenzione dell’UE di riuscire in ogni caso a raggiungere un accordo con il Regno Unito.

Da parte sua, al termine del vertice, la controparte inglese ha riconosciuto che ”vi è ancora molto lavoro da fare”, ma permane “una motivazione condivisa nel raggiungere un accordo entro il termine”. Soprattutto perchè, secondo il segretario per l’uscita del Regno Unito dal blocco comunitario, “nessuno vuole uscire senza un accordo, sarebbe distruttivo per entrambe le parti”.

Poco dopo il vertice, è trapelato un documento ricevuto dai diplomatici dei 27 Paesi dell’UE, nel quale è possibile leggere che secondo i vertici comunitari “i concetti proposti non corrispondono a soluzioni legalmente operative e dovranno essere sviluppati nel periodo di transizione”. Le proposte del Regno Unito, inoltre, sottolinea il documento, “sono carenti” nel rispetto degli obiettivi del backstop, ovvero “la prevenzione dell’istituzione di un confine duro con l’Irlanda, la protezione dell’economia dell’isola” e “dell’integrità del mercato unico”. In ogni caso, si legge nel documento riservato, “spetta al Regno Unito avanzare soluzioni operative compatibili con l’accordo di recesso”.

Nel frattempo, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha annunciato che prima di incontrare il premier inglese, Boris Johnson, lunedì 23 settembre, ha in programma di discutere con “gli altri attori chiave della Brexit”, ovvero la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il premier irlandese, Leo Varadkar. Gli incontri si terranno a New York, dove i leader si trovano per la sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Il prossimo incontro “tecnico” tra i funzionari europei e inglesi è programmato per la prossima settimana, quando si inizierà a lavorare “nel dettaglio” alle alternative concrete al backstop.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. Lunedì 9 settembre, però il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play  

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.