Brasile: le rivelazioni del magnate che scuotono la politica latinoamericana

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 13:55 in America Latina Brasile

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L’omologazione da parte della Corte suprema brasiliana dell’accordo di collaborazione con la giustizia dell’imprenditore Léo Pinheiro, ex presidente della società edile OAS, scuote la politica in diversi paesi dell’America Latina. Nelle dichiarazione rilasciata ai magistrati l’uomo d’affari, imprigionato nel 2016 nel quadro l’operazione Lava Jato accusato di aver partecipato a un complotto con la compagnia petrolifera statale Petrobras, accusa una trentina di politici brasiliani e menziona almeno tre Leader latinoamericani: Evo Morales (presidente della Bolivia, per un accordo per  favorire la costruzione di un’autostrada), Michelle Bachelet (ex presidente del Cile, per aver ricevuto un pagamento per finanziare parte della sua campagna elettorale) e Ollanta Humala  (ex presidente del Perù, per il pagamento di alcune consulenze).

Per la legge brasiliana l’omologazione è l’ultima fase legale prima che le confessioni di un collaboratore di giustizia vengano utilizzata per sostenere le indagini giudiziarie. L’accordo di collaborazione di Pinheiro, autore di una testimonianza chiave per la condanna dell’ex presidente brasiliano Lula da Silva e che ha lasciato il carcere martedì per i domiciliari, è stato firmato alla fine dell’anno scorso, ma è stato bloccato per mesi, senza spiegazioni ufficiali, nella Procura nazionale. Alla fine è passato alla Corte suprema all’inizio di settembre, quando mancavano appena due settimane alla scadenza del mandato del procuratore Raquel Dodge.

In settimana il quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo ha anticipato alcuni frammenti dell’accordo. Il quotidiano spagnolo El País, che ha avuto accesso all’accordo di Pinheiro,ha confermato che nell’accusa approvata dalla Corte l’uomo d’affari sostiene che il presidente boliviano Evo Morales abbia partecipato a manovre che favorissero la OAS. Secondo Pinheiro, l’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva gli chiese di assumere i lavori di un tratto dell’autostrada Tarija-Potosí in Bolivia e disse che Morales “sarebbe stato disposto a compensare finanziariamente la compagnia” con un altro contratto: la costruzione della strada di Villa Tunari. Secondo Pinheiro, era un modo per “prevenire l’usura nelle relazioni diplomatiche” tra i due paesi. La concessione all’epoca era detenuta da un’altra società di costruzioni brasiliana, la Queiroz Galvão, che non stava rispettando i termini dell’accordo.

Le dichiarazioni dell’uomo d’affari brasiliano hanno avuto forte impatto in Bolivia, a poche settimane dal voto per le presidenziali. L’opposizione ha chiesto spiegazioni a Morales. Il ministro delle comunicazioni, Manuel Canelas, ha negato ogni coinvolgimento del paese andino e ha chiesto “prove” delle accuse. L’ambasciatore boliviano in Brasile, José Kinn, ha dichiarato che se Pinheiro confermasse queste informazioni, sarebbero “dichiarazioni nel quadro di un accordo giudiziario di delazione su qualcosa che non è mai esistito: che il presidente Morales ha agito, su richiesta di Lula, per assegnare un appalto senza gara”.

Secondo Pinheiro, Lula ha chiesto soldi anche per la campagna elettorale in Cile di Michelle Bachelet tramite l’ex presidente cileno Ricardo Lagos. Il primo pagamento fu effettuato il 6 giugno 2014, con Bachelet già alla presidenza. Quindi, secondo Pinheiro, furono pagati 101,6 milioni di pesos cileni (circa 135.000 euro), attraverso un contratto fittizio con la società Martelli y Asociados, che apparteneva al cileno Nicolás Martelli Montes. Bachelet, che oggi ricopre la carica di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha negato la versione di Pinheiro; “La mia verità è la stessa di sempre: non ho mai avuto collegamenti con la OAS né con altre società” – ha detto Bachelet in un’intervista con la televisione pubblica cilena. Anche Lagos ha anche respinto la versione del magnate brasiliano: “Non ho mai parlato di soldi con Lula. È tutto ciò che posso dire. E meno che mai nel 2013, quando non ero più presidente. Questa è la cosa più assurda che mi sia mai successa”.

Pinheiro accusa anche l’ex presidente peruviano Ollanta Humala, già arrestato nel 2017 con la moglie Nadine Heredia per il coinvolgimento in un’altra trama di corruttele brasiliana: il caso Odebrecht. La OAS avrebbe pagato la società di consulenza pubblicitaria brasiliana Vladimir Garreta per la campagna di Humala, in cambio di favori negli appalti pubblici. Pinheiro sostiene di aver pagato consulenze della stessa società per l’ex sindaco di Lima Susana Villarán (attualmente in carcere).

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

di Redazione

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