Amnesty International: torture e abusi da parte della polizia di Hong Kong

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 10:42 in Cina Hong Kong

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L’organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha accusato la polizia di Hong Kong di aver effettuato torture e altri abusi ai danni dei manifestanti. La polizia nega le accuse e afferma di aver mostrato moderazione di fronte alle crescenti violenze delle piazze.

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate sempre più frequenti e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Durante gli ultimi mesi, i manifestanti, che solitamente sono mascherati e vestiti di nero, hanno lanciato bombe molotov negli uffici della polizia e del governo centrale, hanno preso d’assalto il Consiglio legislativo, bloccato strade per l’aeroporto, disegnato graffiti su edifici pubblici e acceso fuochi per strada durante alcuni raduni. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e diversi proiettili offensivi sparati in aria, avvertendo in anticipo la folla di tale utilizzo, con una serie di bandiere di colore diverso. Tuttavia, alcuni poliziotti sono stati ripresi mentre malmenavano con i manganelli alcuni manifestanti stesi a terra. Uno di questi filmati, che mostra un agente nell’atto di picchiare alcune persone rannicchiate a terra, è diventato virale online e ha provocato reazioni di rabbia diffuse. 

“Le prove lasciano poco spazio ai dubbi: in un’apparente desiderio di ritorsione, le forze di sicurezza di Hong Kong si sono impegnate in una serie inquietante di tattiche sconsiderate e illegali contro le persone durante le proteste”, ha dichiarato Nicholas Bequelin, direttore di Amnesty International per l’Asia orientale. “Ciò ha incluso arresti arbitrari e violenze contro le persone arrestate che si trovavano in custodia, alcune delle quali sono state torturate”, ha aggiunto. In un caso, la polizia ha proiettato laser verdi negli occhi dei detenuti, ha riferito Amnesty, impiegando una tattica precedentemente usata dai manifestanti contro la polizia. In risposta alle denunce di Amnesty, la polizia ha dichiarato di aver rispettato la “privacy, la dignità e i diritti” delle persone in custodia, come prescritto dalla legge, consentendo il trasporto dei detenuti negli ospedali e la comunicazione con gli avvocati e le loro famiglie. “La forza utilizzata dalla polizia deve essere quella minima necessaria per raggiungere uno scopo legittimo”, ha affermato la polizia in una dichiarazione.

Da parte loro, anche le forze di sicurezza hanno denunciato le violenze dei manifestanti. Sulla pagina ufficiale di Facebook, la polizia ha sottolineato che quasi 240 agenti sono stati feriti nelle proteste mentre esercitavano “un alto livello di moderazione” al fine di “ripristinare l’ordine pubblico”. Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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