Albania: finisce il caso Tahiri, ex ministro condannato per abuso di potere, ma non per droga

Pubblicato il 20 settembre 2019 alle 13:26 in Albania Europa

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La Corte penale speciale di Tirana, in Albania, ha condannato l’ex ministro dell’Interno, Saimir Tahiri, a 3 anni di libertà condizionata per abuso di potere.

Il giudizio, annunciato nella serata di giovedì 19 settembre, scaturiva dal processo che vedeva imputato Tahiri per via delle accuse in merito ai legami con un’organizzazione criminale coinvolta nel traffico di stupefacenti.

Al termine del processo, il tribunale penale ha condannato Tahiri a 3 anni e 4 mesi di reclusione, ma all’ex ministro dell’Interno è stato concesso di scontare la pena in libertà vigilata, senza quindi andare in carcere, sebbene rimanga in ogni caso interdetto dagli uffici pubblici per l’intera durata della condanna.

Da parte sua, Tahiri ha reso noto che farà ricorso. “La Corte mi ha detto che non sono un criminale, non sono un trafficante, non faccio parte di una organizzazione criminale, ma visto che alcuni parenti hanno usato il mio nome, allora io sono colpevole di abuso di potere”, ha dichiarato Tahiri alla stampa in seguito alla sentenza, ritenuta dall’ex ministro ingiusta dal momento che è “colpevole per abuso di potere perché alcuni parenti hanno fatto il suo nome”.

Inizialmente, i magistrati avevano richiesto una condanna a 12 anni di reclusione, accusando Tahiri di coinvolgimento in traffico di stupefacenti, corruzione e legami con la criminalità organizzata. Nel corso del processo, diversi parenti dell’ex ministro sono stati arrestati e condannati al carcere per essere coinvolti nel traffico di droga tra Italia e Albania. Tuttavia, dopo un’udienza durata più di 9 ore, i 3 giudici della corte penale hanno reso noto che non vi erano prove a sufficienza in grado di confermare i capi d’accusa presentati dai magistrati nei confronti di Tahiri.

Secondo quanto ricostruito dal Daily Mail, Tahiri è stato ministro dell’Interno in Albania dal 2013 al 2017, anno in cui fu costretto ad abbandonare il proprio incarico per via delle accuse in merito al coinvolgimento nel traffico di stupefacenti. Tuttavia, nel maggio 2018, dopo essersi dimesso anche dal ruolo di parlamentare del partito di governo, Tahiri era stato sottoposto per un breve periodo agli arresti domiciliari.

Una volta persa l’immunità parlamentare, stando alle rivelazioni di Reuters, era partito il processo contro l’ex ministro, scaturito dalle intercettazioni telefoniche di un trafficante di stupefacenti arrestato in Italia, il quale aveva sostenuto che Tahiri, un suo lontano cugino, fornisse sostegno all’organizzazione criminale di cui il trafficante faceva parte.

Nello specifico, il 16 ottobre 2017, la Guardia di Finanza italiana aveva condotto un’operazione che aveva portato allo smantellamento dell’organizzazione criminale albanese guidata da Moisi Habilaj, boss del clan e cugino dell’ex ministro dell’Interno albanese, Sajmir Tahiri. Il clan si occupava del traffico di armi e stupefacenti tra Albania e Italia.  Le Fiamme Gialle, con l’operazione “la Rosa dei Venti”, avevano arrestato complessivamente 3 cittadini albanesi e 4 italiani. A seguito delle accuse in merito al coinvolgimento dell’ex ministro, in Albania era scoppiato il “caso Tahiri”, che aveva creato imbarazzo al governo guidato dal socialista Edi Rama e catturato l’attenzione di vari attori internazionali.

Poco dopo le indagini della Guardia di Finanza, nel novembre 2017, il ministro dell’Interno albanese successore di Tahiri, Fatmir Xhafaj, aveva incontrato il suo omologo italiano, Marco Minniti, in occasione della conferenza bilaterale sulla lotta al narcotraffico in Albania. Nel corso della sua visita in Albania, Minniti aveva firmato un accordo per rafforzare la cooperazione con il ministro albanese sui temi del terrorismo, del traffico di esseri umani e di stupefacenti. Secondo quanto reso noto, uno dei principali obiettivi di Xhafaj era proprio l’abolizione della coltura della cannabis nel Paese. In tale ambito, l’Albania riceve l’aiuto della Guardia di Finanza italiana che effettua sorvoli sul suolo albanese per individuare le piantagioni di marijuana.

L’Albania, sostiene il Daily Mail, era un tempo nota per essere un crocevia del traffico di marijuana, ma stando alle ultime investigazioni, il Paese è ora maggiormente coinvolto nel traffico di eroina e cocaina, le quali sono destinate ai Paesi dell’Europa occidentale.

A tale riguardo, la polizia di Tirana ha reso noto, giovedì 19 settembre, che Arber Cekaj, l’imprenditore albanese che nel 2018 era stato accusato di coinvolgimento nel traffico di 613 chilogrammi di cocaina, è stato estradato dalla Germania all’Albania, dopo aver scontato un anno di reclusione nel Paese centro-europeo.

Il sequestro dei 613 chilogrammi di cocaina, avvenuto nel febbraio 2018, era stato il più grande della storia dell’Albania. La merce, dal valore di circa 180 milioni di euro, era stata ritrovata in un container di proprietà dell’azienda di Cekaj, la Arbri Garden, il quale importava banane dalla Colombia.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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