Tunisia: parla il candidato in prigione

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 17:27 in Africa Tunisia

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Uno dei due candidati passati al secondo turno delle elezioni presidenziali in Tunisia, Nabil Karoui, attualmente ancora in prigione, ha affermato che, se non verrà rilasciato, il prossimo turno elettorale sarà una “farsa democratica”.

Karoui, candidato populista, già al momento della presentazione della candidatura alle elezioni presidenziali svoltesi il 15 settembre, era stato messo sotto processo dalla magistratura. Lo scorso 23 agosto è arrivato il mandato di arresto, con l’accusa di evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Tuttavia, la commissione elettorale aveva affermato che il candidato avrebbe avuto il diritto di competere per la posizione di presidente, in quanto non era stato emesso, al momento della candidatura, un verdetto contro di lui.

Nonostante ciò, Karoui ha goduto di una notevole base elettorale, ed è stato incluso sin dall’inizio nella lista dei possibili favoriti, oltre ad aver assistito a segni di protesta dei propri sostenitori contro la magistratura tunisina. In particolare, il candidato è passato al secondo turno delle elezioni presidenziali, ottenendo il 15.5% dei voti e si affronterà con il conservatore Kaïs Saïed, che ha, invece, raggiunto il 18.4%.

Tuttavia, il 18 settembre, la magistratura si è nuovamente rifiutata di rilasciare Karoui. Precedenti richieste sono state respinte il 5 settembre dalla Corte d’Appello ed il 13 settembre dalla Corte Suprema di Cassazione. Le accuse di frode fiscale e riciclaggio di denaro riguardano anche il fratello Ghazi, socio d’affari e direttore della compagnia, ed erano state inizialmente rivolte dalla ONG tunisina “IWatch”, specializzata in casi di corruzione, nel 2016.

In seguito alla vittoria ottenuta il 15 settembre, Karoui ha affermato che, nonostante non sia stato in grado di condurre la propria campagna elettorale personalmente e nonostante quanto subito dalla propria squadra, il risultato raggiunto riveste una notevole importanza per il panorama politico tunisino attuale. “Che senso avrà il secondo turno delle elezioni se non verrò rilasciato?” ha chiesto il candidato, aggiungendo che le votazioni diverrebbero una “farsa democratica”.

Karoui ha poi accusato il primo ministro Youssef Chahed ed il partito Ennahdha per il suo stato di reclusione, in quanto questi avrebbero agito nel tentativo di escluderlo dalla corsa alla presidenza e dal secondo turno. Tuttavia, i risultati hanno contraddetto le loro aspettative. “Queste persone non hanno legame con il Paese e questo ha causato loro una terribile sconfitta” ha affermato Karoui, dichiarando che i propri rivali proveranno a lasciarlo in prigione fino alle elezioni parlamentari del 6 ottobre prossimo, così da ottenere risultati a proprio vantaggio.

Circa il prossimo turno delle elezioni presidenziali, Karoui ha affermato: “Sarà una battaglia decisiva tra Kais Saied ed Ennahda, da un lato, e un asse modernista socialista liberale,  rappresentato da me e dal “Cuore della Tunisia”, dall’altro lato, e ogni elettore dovrebbe scegliere la propria area” ed ha aggiunto: “Sarò un presidente moderno, che difenderà i valori democratici, un presidente tollerante che rispetta i diritti delle minoranze, e un presidente che è vicino ai suoi connazionali. Sarò un presidente che adotterà un approccio economico liberale e che incoraggerà anche investitori stranieri, artisti e uomini di cultura […] Anch’io combatterò il terrorismo e rafforzerò la sicurezza. Spingerò la Tunisia verso l’integrazione nei diversi contesti regionali, del Maghreb e del Mediterraneo”.

Karoui si è sempre fatto promotore di slogan in difesa dei più poveri ed ha rappresentato, per diversi analisti, una prova di democrazia. Per alcuni, si sta cercando di trarre un insegnamento, a livello politico e sociale dalle elezioni del 15 settembre, definite un “terremoto politico”, che mostra un forte rifiuto verso i governi precedenti, incapaci, per il popolo tunisino, di migliorare gli standard di vita o porre fine alla corruzione.

Un membro della Suprema commissione elettorale indipendente, Adel Al-Brinsi, ha affermato che il secondo turno potrà essere organizzato per il 29 settembre in assenza di ricorsi o per il 6 ottobre, in caso di appello unico. In tal caso, le elezioni presidenziali coincideranno con quelle parlamentari.

Il presidente in Tunisia ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro. Quest’ultimo viene scelto dal parlamento ed ha autorità sulle questioni interne. Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. Dopo la morte improvvisa di Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato le nuove elezioni presidenziali, le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione. Si tratta dell’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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