Sudan-Egitto: primo ministro sudanese incontra al-Sisi al Cairo

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 11:04 in Egitto Sudan

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Il nuovo primo ministro sudanese Abdalla Hamdok ha incontrato al Cairo il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, prima di volare a New York per partecipare alla riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 18 settembre. Hamdok e al-Sisi hanno discusso delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e delle questioni rimaste irrisolte durante gli anni della presidenza di Omar al-Bashir, deposto l’11 aprile 2019 dopo 30 anni al potere. Le tensioni tra i due vicini del continente africano si sono recentemente inasprite soprattutto in merito alla costruzione della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il futuro sistema idroelettrico più grande del continente. Un altro tema di scontro è la disputa sui territori al confine tra i due Paesi, la maggior parte dei quali sono posseduti dall’Egitto ma rivendicati dal Sudan. Al-Sisi spera che con la caduta di al-Bashir si apra un nuovo capitolo della storia sudanese e che le divergenze storiche si possano finalmente appianare.

Per quanto riguarda la GERD, la cui costruzione è iniziata nell’aprile 2011, l’Egitto ha sempre mostrato una certa riserva sulla sua realizzazione dal momento che, a suo avviso, la diga potrebbe intaccare la quota di circa 55 miliardi di metri cubi che Il Cairo rivendica sul Nilo. Dall’altra parte, invece, l’Etiopia, che è il terzo Paese interessato dal progetto e il suo principale promotore, garantisce che la GERD non avrà alcun effetto sull’Egitto e che l’iniziativa servirà a favorire lo sviluppo economico necessario ad Addis Abeba. Il quadro delle trattative è complicato da due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo all’Egitto una percentuale maggiore. Pertanto, tali accordi vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, le tensioni tra l’Egitto e il Sudan attengono al fatto che Il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi ritengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi. Adesso, però, al-Sisi cerca il sostegno del nuovo governo sudanese e intende allearsi con Khartoum nella disputa sulla diga, affermando che il rischio di essere penalizzati dal progetto, del valore di 5 miliardi di dollari, sia troppo alto.

Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry aveva già visitato il Sudan a inizio mese e discusso con la sua controparte, Asma Mohamed Abdalla, della GERD e degli altri motivi di discordia tra i due Paesi. Le relazioni tra Il Cairo e Khartoum, infatti, si erano ulteriormente deteriorate nel 2017, quando l’ex presidente sudanese al-Bashir aveva accusato l’Egitto di supportare i ribelli nelle zone di conflitto, inclusa la regione del Darfur, nel Sudan occidentale. Nel maggio 2017, il governo sudanese aveva stabilito il divieto di importazione di prodotti agricoli e animali dalle regioni settentrionali, confinanti con l’Egitto. Ma il nocciolo delle dispute è stato sempre il controllo egiziano del triangolo di Halayeb, una regione che attraversa la frontiera tra i due Paesi ed è ricca di minerali. Durante di governo di al-Bashir, il Sudan ha regolarmente criticato l’amministrazione del Cairo ad Halayebe e in altre aree contese come la regione di Shalatin, vicino al Mar Rosso.

Le relazioni, tuttavia, sono migliorate dopo che il Sudan ha deciso di revocare il divieto sui prodotti egiziani, nell’ottobre 2017, e di riprendere i colloqui con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Quest’ultimo, durante le proteste degli ultimi mesi, ha sempre invitato le autorità sudanesi a riportare la stabilità nel Paese e a promuovere la pace.

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso grazie all’intervento delle forze armate ed è stato immediatamente imprigionato. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir. Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. Uno degli obiettivi prioritari del nuovo premier è quello di riportare al più presto la pace e la stabilità in Sudan, condizione che permetterebbe anche la rimozione del Paese dalla lista americana degli Stati sponsor del terrorismo. La nazione africana è teatro tuttora di diversi conflitti interni, che interessano principalmente le zone del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Le forze militari e paramilitari sudanesi sono state accusate ripetutamente di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani in quelle aree. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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