Siria: possibile accordo russo- turco per un’altra zona cuscinetto a Idlib

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 10:19 in Russia Siria Turchia

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Sebbene l’esito del vertice tripartito tenutosi ad Ankara lo scorso 16 settembre sia ancora incerto, secondo alcune fonti, mercoledì 18 settembre è emerso un nuovo accordo tra Russia e Turchia riguardante Idlib, l’area del Nord-Ovest della Siria interessata da mesi da violenti attacchi e bombardamenti.

Il 16 settembre i presidenti di Turchia, Recep Tayyip Erdogan, Russia, Vladimir Putin, e Iran, Hassan Rouhani, si sono incontrati nel quadro dei cosiddetti colloqui di Astana, in cui i tre Paesi hanno il ruolo di garanti del processo di pace avviato in Kazakistan nel gennaio 2017, volto a porre fine alla guerra siriana e a integrare gli sforzi guidati dalle Nazioni Unite per risolvere il conflitto. In tale contesto, non è stato raggiunto esplicitamente un accordo per il cessate il fuoco in Siria e soprattutto nella regione di Idlib, sebbene i civili stiano aspettando da tempo una decisione che ponga fine alle proprie sofferenze.

Tuttavia, un leader dell’Esercito Siriano Libero (FSA), Mustafa Sigiri, ha rivelato, il 18 settembre, che Turchia e Russia, nel corso dell’ultimo incontro di Ankara, hanno raggiunto un nuovo accordo con cui si prevede l’istituzione di una nuova zona cuscinetto tra le forze del regime e le fazioni dell’opposizione siriana, in cui non circoleranno armi pesanti. Inoltre, secondo Sigiri, il patto definisce altresì un percorso specifico per le pattuglie congiunte turco-russe e l’eliminazione di tutte le personalità ed entità incluse nelle liste delle organizzazioni terroristiche internazionali.

Non da ultimo, l’accordo stabilisce che il governo provvisorio, affiliato alla coalizione nazionale siriana, entri in tale zona cuscinetto per fornire servizi, e favorisca altresì la ripresa del sostegno umanitario internazionale. Secondo il nuovo patto, verranno poi portate a termine le ultime fasi per l’istituzione di una commissione costituzionale e l’elaborazione di una nuova legge elettorale. Infine, si prevede altresì lo scioglimento del cosiddetto “governo della salvezza”, formato da membri di Hayat- Tahrir al Sham (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad al-Qaeda.

Per quanto riguarda i meccanismi di attuazione del nuovo accordo, Sigiri ha dichiarato che al momento non ci sono ulteriori dettagli, ed ha affermato che la realizzazione di quanto stabilito dipende dal grado di impegno di ciascuna parte. “L’esperienza ha dimostrato che la Russia non è affidabile circa gli impegni assunti con la parte turca” ha affermato il comandante, aggiungendo che un’altra problematica potrebbe altresì essere la posizione di HTS, la cui opposizione potrebbe altresì portare ad un peggioramento del conflitto.

Tuttavia, fonti turche di alto livello hanno rivelato che istituire una nuova zona cuscinetto a Idlib è fuori questione. Il primo accordo di tale tipo risale al 17 settembre 2018. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano ma le parti russa e turche stanno ancora discutendo sull’invio di truppe congiunte nell’area.

L’accordo di Sochi avrebbe dovuto evitare un’azione militare su larga scala da parte del regime ma ciò non si è mai verificato. La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra. Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata violata. Uno degli ultimi attacchi è del 16 settembre, quando le forze del regime siriano hanno nuovamente bombardato l’area rurale meridionale di Idlib.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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