Premier pakistano esorta la popolazione: non andate a combattere in Kashmir

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 9:03 in India Pakistan

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Il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha messo in guardia il Paese riguardo alla partecipazione alla lotta in Kashmir, sottolineando che le autorità indiane aspettano “qualsiasi scusa” per reprimere la popolazione. 

“Se qualcuno dal Pakistan va in India e pensa che combatterà in Kashmir, infliggerà crudeltà al Kashmir stesso. Avrà agito come un nemico del Kashmir”, ha dichiarato Khan durante un discorso pronunciato a Torkham, al confine con l’Afghanistan, mercoledì 18 settembre. “Hanno 900.000 truppe, hanno solo bisogno di una scusa per affermare che il Kashmir è con loro e che i terroristi vengono dal Pakistan. Sappiamo tutti che tutti in Kashmir, dai bambini agli anziani, sono tutti contro l’India, ma loro otterranno una scusa”, ha aggiunto Khan. “In secondo luogo, punteranno il dito e diranno al mondo intero che il vero problema è il Pakistan e il terrorismo. Fornirete loro una scusa per la tortura e la barbarie”, ha continuato il premier pakistano.

Il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Complessivamente ci sono state 722 manifestazioni in tutta la regione, a partire dal 5 agosto. Le città maggiormente interessate sono state quella di Srinagar, il distretto di Baramulla, nel Nord-Ovest e Pulwama, situata nel Sud. 

“Fino a quando non revocheranno il coprifuoco in Kashmir e annulleranno la revoca dell’articolo 370, non c’è alcuna possibilità di parlare con loro, anche se ci abbiamo provato molto”, ha poi dichiarato Khan. Il premier ha poi ripetutamente paragonato il Bharatiya Janata Party (BJP) del Primo Ministro indiano, Narendra Modi, ai nazisti di Hitler e ha chiesto un intervento internazionale per risolvere la disputa nella regione. “La loro politica nei confronti del Pakistan è piena di odio, è la politica dell’RSS, che odia i musulmani. Non considerano i musulmani uguali agli altri esseri umani in India”, ha aggiunto poi Khan, riferendosi al Rashtriya Swayamsevak Sangh, il gruppo suprematista indù di destra che guida il BJP.

L’India governa la Valle del Kashmir mentre il Pakistan controlla una parte di territorio, situata a ovest, che Nuova Delhi definisce “Kashmir occupato dal Pakistan” (PoK). “La nostra posizione sul PoK è, è sempre stata e sarà sempre molto chiara. Fa parte dell’India e ci aspettiamo che un giorno ne riprenderemo la giurisdizione, il controllo fisico su di essa”, ha dichiarato il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, in una conferenza stampa, il 17 settembre. Jaishankar ha poi ribadito che revocare i diritti speciali del Kashmir è stata una decisione indiana su una questione interna e che l’unica questione sul cui avrebbe accettato l’ingerenza pakistana è quella relativa alla lotta al terrorismo transfrontaliero tra i due Paesi. 

Mercoledì 18 settembre, il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha sottolineato le tensioni tra i due Paesi in Kashmir e ha conseguentemente rifiutato la richiesta indiana. “Tenendo conto della situazione nel Kashmir occupato, abbiamo deciso che non consentiremo al Primo Ministro indiano di sorvolare il nostro spazio aereo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, in un video. Tale decisione non risulta particolarmente sorprendente se si considera che, il giorno precedente, il ministro degli Esteri indiano aveva dichiarato che la regione del Kashmir controllata dal Pakistan appartiene all’India e Nuova Delhi ne otterrà il controllo fisico

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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