Il piccolo Stato di Tuvalu potrebbe minacciare Taiwan

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 17:25 in Cina Taiwan

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Il parlamento di Tuvalu, un piccolo Stato del Pacifico meridionale, ha eletto un nuovo primo ministro, giovedì 19 settembre. Il cambiamento rischia di influenzare il rapporto dell’arcipelago con Taiwan, secondo gli analisti. 

La decisione di nominare un nuovo primo Ministro è stata una sorpresa per il Paese. Avendo mantenuto il proprio seggio alle elezioni generali, che si sono tenute il 9 settembre, il leader pro-Taiwan, Enuv Sopoaga, avrebbe dovuto mantenere il ruolo di premier, ma il parlamento, formato da 16 persone, ha invece selezionato Kausea Natano, la cui posizione su Taiwan non era nota. Natano ha ottenuto 10 voti nello scrutinio segreto, contro i 6 di Sopoaga, secondo quanto ha dichiarato il segretario di Tuvalu, Tine Leulu. Tale cambiamento ha destato sospetti sulla possibile influenza di Pechino sul piccolo Paese asiatico, arrivato poco dopo che le Isole Salomone hanno tagliato i legami diplomatici con Taiwan, che ora intrattiene relazioni formali con solo 16 Stati e Tuvalu è uno di questi. Gli altri sono: Belize, Città del Vaticano, Guatemala, Haiti, Honduras, Kiribati, Isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Swaziland. 

Gli analisti della regione, secondo quanto riferisce Reuters, hanno affermato che il cambiamento di potere a Tuvalu potrebbe offrire a Pechino l’opportunità di isolare ulteriormente Taiwan, che la Cina rivendica come proprio territorio. L’ambasciatore di Taiwan a Tuvalu, Marc Su, ha affermato che Pechino ha avuto poca influenza nel Paese nell’ultimo decennio. “Stanno cercando di attirare i nostri alleati diplomatici in ogni modo possibile”, ha dichiarato Su a Reuters. “Questo Paese non subirà alcun cambiamento”, ha riferito Su, aggiungendo che Taiwan ha avuto buoni rapporti con Tuvalu in tutte le sfere. A Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, si è rifiutato di commentare gli avvenimenti nel piccolo Paese asiatico. “Siamo disposti a sviluppare relazioni di cooperazione amichevoli con tutti i Paesi del mondo sulla base del principio ‘una sola Cina’”, ha affermato Geng durante un briefing quotidiano, riferendosi al principio di Pechino secondo cui Taiwan e Cina fanno entrambe parte di un’unica Cina, sebbene all’isola sia garantito un sistema politico interno che permette alcune autonomie. 

La decisione delle Isole Salomone di tagliare i rapporti con Taiwan è arrivata dopo una serie di incontri del governo locale con i rappresentati cinesi, che hanno offerto 8,5 milioni di dollari all’arcipelago in fondi per lo sviluppo. Anche l’ufficio del primo ministro delle Isole non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento, quando interrogato, il 16 settembre. Si tratta del sesto Paese che recide i legami diplomatici con Taiwan, da quando la presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, è stata eletta, il 20 maggio 2016. Burkina Faso, Repubblica Dominicana, Sao Tome e Principe, Panama ed El Salvador hanno tutti preso decisioni simili negli ultimi 3 anni. Tsai sta affrontando una dura battaglia per le nuove elezioni, previste per gennaio 2020, a causa delle numerose critiche per la sua gestione del rapporto con Pechino. La Cina, da parte sua, è particolarmente avversa all’eccessiva autonomia raggiunta da Taiwan. 

A peggiorare la situazione, si aggiunge il fatto che Taiwan ha acquistato 66 caccia F-16 dagli Stati Uniti e tale mossa rischia di creare ulteriori tensioni con Pechino. Gli F-16C / D Block 70 sono stati venduti tramite un accordo da 8 miliardi di dollari, secondo quanto ha annunciato il Dipartimento di Stato USA, martedì 20 agosto. Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato il via libera alla vendita dopo che il Congresso è stato informato dell’accordo. “Le nostre azioni sono coerenti con la politica statunitense del passato. Stiamo semplicemente seguendo gli impegni che abbiamo preso con tutte le parti”, ha affermato Pompeo. L’accordo comprende anche la vendita di 75 motori General Electric Co. 

I rapporti tra Taiwan e gli Stati Uniti sono regolati dal Taiwan Relations Act, che definisce le relazioni bilaterali, non ufficiali, tra Washington e Taipei. Il documento, emanato nel 1979, mirava a creare un quadro giuridico di riferimento per rassicurare il popolo taiwanese sulla volontà degli Stati Uniti di garantire il mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità nel Pacifico Occidentale e di continuare relazioni non formali con l’isola. Il punto maggiormente controverso del Taiwan Relations Act è quello che riguarda la dimensione politica e in materia di difesa, in base al quale gli Stati Uniti forniscono all’isola di Taiwan ingenti quantitativi di armi e supporto alla formazione e all’addestramento delle forze armate dell’isola, in base alle necessità di quest’ultima. Stando alle dichiarazioni del Pentagono, dal 2010 al 2019, Washington ha venduto a Taipei più di 15 miliardi di dollari in armi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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