Il Parlamento argentino dichiara il paese in emergenza alimentare

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 9:08 in America Latina Argentina

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L’Argentina è, per legge, in emergenza alimentare fino al 2022. Il Senato di Buenos Aires ha approvato, con i voti della coalizione di governo e dell’opposizione peronista un regolamento che aumenta il 50% dei fondi che lo Stato stanzia per le cucine popolari, una vecchia rivendicazioni dei movimenti sociali, Chiesa cattolica e sindacati su tutti, che le gestiscono. Il costo fiscale della misura raggiunge circa 175 milioni di dollari, secondo i relatori della legge, che saranno recuperato dalla “riallocazione degli finanziamenti” destinati, ad esempio, a lavori pubblici. La legge, proprio perché approvata con i voti dell’opposizione, rappresenta una boccata d’ossigeno per il Mauricio Macri, che negozia giorno per giorno una pace sociale che gli consenta di raggiungere le elezioni del 27 ottobre con il paese in ordine. L’amministrazione e la gestione degli aiuti e la strategia di bilancio per finanziarli dipenderanno dal prossimo governo, che probabilmente sarà nelle mani del peronista Alberto Fernández.

La legge sull’emergenza alimentare non è stata un’iniziativa di Macri, ma la gravità della crisi economica e le esigenze elettorali hanno spinto i suoi deputati e senatori al Congresso a dare il loro sostegno e a far passare la norma con l’approvazione della Casa Rosada. L’intenzione era quella di rimuovere il problema dall’agenda pubblica e smobilitare i movimenti di picchettatori che sono stati in piazza per settimane chiedendo più fondi per le cucine assistenziali che sono alla base della sussistenza di migliaia di persone in tutto il paese. La necessità di una campagna elettorale senza proteste di piazza ha finalmente convinto tutte le forze politiche. 

Il contesto in cui è stata varata la norma è particolarmente grave. L’ultima statistica ufficiale ha stimato la povertà al 32%, la stessa percentuale che Macri ha riscontrato quando è succeduto a Cristina Fernández de Kirchner nel dicembre 2015. Ma la statistica non tiene conto della tempesta finanziaria iniziata dopo la schiacciante vittoria del peronista Alberto Fernández alle primarie, una prova generale di cosa ci si può aspettare il 27 ottobre, dato che i mercati non hanno nessun fiducia nella ex presidente Cristina Kirchner, candidata vicepresidente di Fernández. La corrente kirchnerista del peronismo fu infatti al governo negli anni in cui l’Argentina, per uscire dalla crisi del 2001-02, decise di ristrutturare il debito sostituendo il 76% dei titoli oggetto di default con altri a scadenza più lungo e di valore molto inferiore (circa il 25% dell’originale). 

L’accelerazione del deprezzamento del peso rispetto al dollaro ha innescato l’inflazione di agosto fino al 4% (54,5% su base annua) e le previsioni per settembre stimano già un aumento dei prezzi di circa sei punti. Mercoledì scorso, l’ufficio statistico ufficiale INDEC ha stabilito che il paniere alimentare di base, quello definito dal consumo minimo di proteine necessario per una famiglia-tipo,è aumentato del 3,8% in agosto rispetto a luglio e del 58,8% su base annua.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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