Onu: verso la creazione di un comitato costituzionale in Siria

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 14:44 in Medio Oriente Siria

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Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha reso noto, mercoledì 18 settembre, che è stato raggiunto un accordo volto ad istituire un comitato in Siria che si occuperà dell’elaborazione di una nuova costituzione per il Paese.

Tale decisione, presa di comune accordo tra le diverse parti impegnate in Siria, è considerata un passo significativo verso il processo politico ed il cammino di risoluzione di un conflitto in corso da più di otto anni. Durante una conferenza stampa alla sede di New York delle Nazioni Unite, Guterres ha affermato: “Ora c’è un accordo tra tutte le parti per la creazione della commissione e l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Geir Pedersen, sta finalizzando con le parti coinvolte le ultime procedure relative al mandato”. Il segretario generale si è poi detto speranzoso circa la conclusione di tali procedure nel minor tempo possibile, augurandosi che possa gettare le basi per una risoluzione politica al tragico conflitto.

Si prevede che Geir Pedersen, il 22 settembre prossimo, si recherà a Damasco per incontrare, il giorno successivo, il ministro degli Esteri del regime siriano, Walid Muallem. I due discuteranno delle procedure e dei meccanismi d’azione della commissione costituzionale, dopo aver concordato la lista dei propri membri e le proporzioni nella distribuzione delle diverse parti costituenti. È probabile che Pederson annuncerà la formazione della Commissione costituzionale durante una sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si terrà il 30 settembre.

È da mesi che l’Onu si sta adoperando per creare tale commissione costituzionale, una proposta avanzata già nel corso di una conferenza di pace ospitata dalla Russia nel mese di gennaio 2018. Il numero totale dei membri dovrebbe ammontare a 150. In particolare, 50 saranno scelti dal regime siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, il quale terrà conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile.

Il disaccordo era precedentemente nato soprattutto in relazione ai membri della terza lista, altresì motivo di frizione tra l’Onu ed il regime siriano. Tuttavia, a detta di alcuni diplomatici, già nel corso dell’estate vi è stato un avvicinamento tra le due parti e, al momento, vi sono discussioni in merito ad un solo nome.

Circa la questione “costituzione” in Siria, da un lato, le fazioni di opposizione chiedono la redazione di un nuovo documento, mentre, dall’altro lato, il regime siriano respinge tale proposta e mira a modificare la costituzione già esistente. Pertanto, di fronte a proposte contrastanti, Pederson, definito un “diplomatico veterano”, si trova ad affrontare il difficile compito di trovare un compromesso tra le parti impegnate nel conflitto in Siria, nella cornice delle Nazioni Unite.

Oltre alla composizione della commissione costituzionale, il disaccordo tra l’opposizione e il regime riguarda altresì il meccanismo di lavoro di questo comitato e la distribuzione delle responsabilità tra i suoi membri. I diplomatici temono che ci vorranno diversi mesi per arrivare alla piena attuazione dell’accordo. Da parte sua, l’inviato dell’Onu, che ha ricevuto il proprio mandato a gennaio 2019, spera di riuscire a rilanciare il processo di pace che attualmente vive una fase di stasi, dopo più di otto anni di guerra nel Paese.

Un accordo su un progetto di pace in Siria era stato raggiunto a Ginevra il 30 giugno 2012 e viene tuttora considerato il pilastro che potrebbe portare alla fine del conflitto. Tale patto era stato approvato dai rappresentanti alle Nazioni Unite allora in carica di Lega Araba, Unione Europea, Turchia, USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito ed aveva posto le basi per un processo politico. Il primo passo sarebbe stato costituito dall’istituzione di un ente governativo transitorio con pieni poteri esecutivi, il secondo dalla redazione di una costituzione, ed infine si prevedeva l’indizione di elezioni. Il Consiglio di Sicurezza ha avallato all’unanimità l’accordo con una risoluzione del mese di dicembre 2015, in cui è stata altresì stabilita una tabella di marcia per colloqui e per il cessate il fuoco. Tuttavia, le diverse scadenze non sono mai state rispettate.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Secondo dati pubblicati dall’organizzazione per il Coordinamento della risposta umanitaria, sono 1.371 i civili morti a causa dei diversi attacchi, tra cui 371 bambini, a cui si aggiunge la distruzione di infrastrutture e quartieri residenziali. Si stima che le perdite subite siano pari a 3.2 miliardi di dollari, nel periodo che va dal 2 febbraio alla fine di agosto 2019. Inoltre, nello stesso periodo, più di 966.140 civili sono stati sfollati. Tra questi, 13.671 civili sono tornati in alcuni villaggi e città nelle campagne di Idlib, approfittando dei brevi periodi di relativa calma.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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