Israele: Netanyahu pronto a formare un’alleanza di destra

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 9:12 in Israele Medio Oriente

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che il proprio partito, Likud, ha raggiunto un accordo con gli altri partiti di destra e quelli religiosi, ultra- ortodossi, per formare un’unica coalizione.

In particolare, il premier si è detto disponibile a creare una squadra volta ad attuare negoziati tra le diverse parti, con l’obiettivo ultimo di formare un governo. Tale mossa mira ad impedire al proprio rivale, il partito White and Blue guidato da Benny Gantz, di formare un esecutivo che comprenda partiti o membri arabi.

“Dopo un incontro con i leader nazionalisti di Likud, Shas, Yahadut HaTorah, Unione Nazionale, Casa ebraica e Nuova Destra, è stato deciso all’unanimità di proseguire con negoziazioni volte a formare un governo che vedrà me come presidente” sono state le parole di Netanyahu, nel corso di una conferenza stampa del 18 settembre. In questo modo, si andrà a formare un’unica ala, formata da partiti di destra, che impedirà altresì la costituzione di un’alleanza, precedentemente proposta, con Blue and White e Yisrael Beytenu, con a capo Gantz. “Condurremo questi negoziati attraverso una squadra congiunta di tutte le parti. Il ministro Yariv Levin guiderà la squadra insieme a un rappresentante di ciascuna parte” ha affermato Netanyahu.

In un incontro con una fazione di Likud, il premier israeliano ha altresì specificato che vi sono due opzioni. La prima è un governo guidato da lui stesso e la seconda è un “governo pericoloso” che si basa su partiti arabi. “Ora più che mai, in un periodo in cui vi sono grandi sfide in materia di sicurezza e di carattere politico, un governo basato su partiti anti- sionisti non può essere istituito” ha affermato Netanyahu, ribadendo la necessità di profondere sforzi volti ad evitare un esecutivo di tale tipo. “Questo è il nostro impegno per la sicurezza dello Stato di Israele e dei nostri elettori” è stato altresì aggiunto.

La mossa del premier israeliano giunge dopo che sono stati rivelati gli ultimi risultati relativi alle elezioni, svoltesi il 17 settembre. In particolare, la coalizione di destra/ ortodossa ha guadagnato 55 seggi, mentre il blocco opposto, di sinistra/centro/ arabo ne ha raggiunti 56. A questi si aggiunge il partito Yisrael Beytenu, con Avigdor Liberman, con 9 seggi. Tuttavia, senza un’alleanza tra almeno due di queste parti, nessuna coalizione sarebbe in grado, al momento, di formare un esecutivo per la Knesset, in quanto non si raggiunge la quota 61, pari alla maggioranza più uno. Il terzo partito di maggiore rilevanza è stato rappresentato dalla Lista congiunta dei partiti arabi, una coalizione formata da quattro partiti arabi, che ha ottenuto 12 seggi.

Nel suo primo discorso in seguito alle votazioni, Netanyahu aveva affermato che Israele ha davanti a sé numerose sfide ed opportunità, rappresentate dal piano proposto dagli USA per risolvere il conflitto arabo-israeliano, il cosiddetto accordo del secolo, e la minaccia iraniana. Tutto ciò richiede la formazione di un governo sionista, forte e stabile, che si impegni negli interessi di uno Stato ebraico. Dal canto suo, la controparte di Blue and White ha affermato di essere riuscito nella propria missione mentre il proprio rivale Netanyahu ha fallito. Gantz ha poi reso noto di aver intrapreso contatti e relazioni con gli altri partiti, con l’obiettivo di formare una coalizione.

La decisione di indire nuove elezioni è stata approvata dal parlamento israeliano il 30 maggio scorso, dopo che Benjamin Netanyahu non era riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi.

Negli ultimi mesi, il premier ha dovuto affrontare accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. La precedente campagna di Netanyahu si era basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori attori del panorama politico internazionale. In tale quadro, uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha portato al riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite.

Un altro rilevante successo, per Israele, è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu, durante la precedente campagna elettorale, ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania. Tale mossa è considerata illegale ai sensi del diritto internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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