Iraq: rinnovata la mancata adesione alla missione USA nel Golfo

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 15:57 in Iraq Medio Oriente

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L’Iraq ha ribadito, giovedì 19 settembre, che non parteciperà alla missione navale guidata dagli Stati Uniti, volta a promuovere la sicurezza delle rotte marittime nel Golfo e nello Stretto di Hormuz.

In particolare, il portavoce del Ministero degli Esteri iracheno, Ahmed al-Sahaf, ha affermato che per il proprio Paese la formazione di qualsiasi forza militare per proteggere i corridoi marittimi nel Golfo renderà le tensioni della regione ancora più complesse. Inoltre, a detta del portavoce, l’escalation tra Teheran e Washington riguarda diverse problematiche e Baghdad, dal canto suo, desidera rimanere neutrale, convinta della necessità di preservare un’area sicura, equilibrata e stabile.

Inoltre, è stato sottolineato che l’Iraq sostiene la via della calma e dell’equilibrio nella regione, ed il successo nel raggiungere tale status deriva dalla mancata adesione a qualsiasi asse militare che mira a garantire la sicurezza della navigazione. Per al-Sahaf, la stabilità dell’area dipende dai Paesi che si affacciano sul Golfo e per raggiungerla è necessaria una visione politica comune, condivisa da tutte le parti coinvolte.

Non da ultimo, è stato sottolineato che Baghdad continua a preservare i propri interessi e, al contempo, a guardare agli sviluppi regionali. Al-Sahaf ha poi affermato che il proprio Paese, al momento, sta vivendo una fase “post-ISIS”, in cui cerca di essere un polo di incontro e di attrazione per le maggiori compagnie di investimento, con l’obiettivo di aprirsi alle grandi economie mondiali, tra cui la Cina.

L’idea di formare un’alleanza militare per salvaguardare la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e Bab al-Mandab è stata proposta per la prima volta il 9 luglio scorso dal presidente dello Stato Maggiore congiunto degli Stati Uniti, il generale Joseph Dunford, dopo una serie di attacchi a sei petroliere e l’abbattimento di aerei di ricognizione statunitensi da parte della difesa aerea iraniana, nei pressi dello Stretto di Hormuz.

Risale al 6 agosto scorso la dichiarazione del primo ministro israeliano, Israel Katz, secondo cui il proprio Paese prenderà parte alla missione navale. Una partecipazione, quest’ultima, respinta dal ministro degli Esteri iracheno, Mohamed Ali AlHakim, il 12 agosto. Nello specifico, il ministro aveva affermato che gli Stati del Golfo, se uniti, sono in grado di garantire essi stessi la sicurezza per il Golfo, ed ha sottolineato che Baghdad cerca di ridurre la tensione nella regione sedendosi al tavolo dei negoziati, attraverso trattative pacifiche.

Al momento, Washington sta cercando di mettersi in contatto, a vari livelli, con i funzionari di 62 Paesi, per discutere della formazione di un’alleanza che garantisca la libertà di navigazione internazionale nel Golfo Persico, nel Mare dell’Oman e nel Mar Rosso. Alcuni Stati, tra cui Australia, Gran Bretagna, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein si sono uniti a tale coalizione, con l’obiettivo di proteggere le navi nella regione. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, Teheran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.  

La dichiarazione del Ministero degli Esteri iracheno giunge il giorno successivo alle affermazioni del primo ministro, Adil Abdul Mahdi, che, il 18 settembre, ha affermato che l’Iraq sta cercando di intervenire per prevenire la guerra nel Paese e nella regione e che non può essere uno strumento di aggressione contro i propri vicini. “Vogliamo ridurre i problemi in modo positivo, al fine di preservare la sovranità e la stabilità dell’Iraq”, sono state le parole di Mahdi, il quale ha ribadito che Baghdad prova a disinnescare la crisi ed intrattiene ottime relazioni con gli altri Paesi della regione e del mondo, tra cui la Siria e il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Il premier ha infine affermato: “Tutti desiderano stabilire ottime relazioni con l’Iraq. Abbiamo forze straniere sul suolo iracheno per combattere l’ISIS e addestrare le nostre forze”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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