GERD: Etiopia rifiuta proposta egiziana sulla diga, si teme un nuovo stallo

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 13:21 in Egitto Etiopia

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L’Etiopia ha dichiarato che non accetterà la proposta egiziana sul riempimento e sul funzionamento della diga GERD, il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano, e ha definito le idee della controparte “inappropriate”. Il ministro dell’Acqua, dell’Irrigazione e dell’Energia di Addis Abeba, Sileshi Bekele, ha chiarito che il suo Paese insisterà affinché venga avanzata una proposta alternativa. “L’iniziativa del Cairo è stata presa unilateralmente, senza considerare i nostri accordi precedenti”, ha asserito Bekele. “Non possiamo essere d’accordo su questo punto e prepareremo una controproposta”, ha aggiunto il ministro.

Le due nazioni, in particolare, sono in disaccordo sulla quantità annuale di acqua che dovrebbe essere garantita all’Egitto e sulle modalità di gestione dei flussi durante i periodi di siccità. Il Cairo, infatti, soddisfa la quasi totalità del suo fabbisogno idrico (il 90%) grazie al Nilo e vorrebbe che la GERD rilasciasse un volume d’acqua maggiore di quello che l’Etiopia intende garantirgli. “Un esperto egiziano non può controllare la nostra diga”, ha detto Bekele descrivendo il piano egiziano come una potenziale violazione della sovranità etiope. Il ministro di Addis Abeba non ha chiarito quanta acqua il suo governo intende distribuire, ma l’Egitto pretende che la GERD rilasci annualmente un minimo di 40 miliardi di metri cubi.

Già il 16 settembre l’Egitto aveva reso noto che i colloqui con l’Etiopia sui lavori di costruzione della diga GERD, ripresi domenica 15 settembre dopo circa un anno di stallo, non avevano portato ai risultati sperati. Lunedì, con una dichiarazione pubblica, il Ministero dell’Acqua egiziano aveva riferito che in due giorni di negoziati i Paesi, tra cui figura anche il Sudan, non erano riusciti a trattare gli aspetti tecnici del progetto. Anche le autorità del Cairo avevano sostenuto, da parte loro, che le proposte etiopi erano risultate “ingiuste e non eque”.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga sono ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il premier etiope Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. L’Egitto, tuttavia, ha sempre mostrato grande preoccupazione per la realizzazione della GERD che, a suo avviso, rischierebbe di intaccare la quota di circa 55 miliardi di metri cubi che Il Cairo rivendica sul Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo all’Egitto una percentuale maggiore. Pertanto, tali accordi vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, Il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi ritengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi.

A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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