Francia: rivendicazione Houthi attacchi Aramco “poco credibile” e invia 7 esperti

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 16:36 in Arabia Saudita Francia

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Il ministro degli Affari Esteri della Francia, Jean-Yves Le Drian, ha messo in dubbio la rivendicazione dei ribelli sciiti Houthi in merito agli attacchi contro gli impianti petroliferi Aramco in Arabia Saudita.

A renderlo noto è Reuters, il quale ha altresì aggiunto che la Francia ha spronato per mesi i suoi alleati europei a far scemare il clima di tensione tra Stati Uniti e Iran, ma ciò nonostante, a seguito degli attacchi dello scorso fine settimana, gli sforzi di Parigi sono stati compromessi.

Nello specifico, lo scorso 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita erano stati colpiti da raid aerei. Tali raid erano stati rivendicati dai ribelli sciiti Houthi, i quali, secondo i Paesi del Golfo, ricevono il sostegno dell’Iran, sebbene Teheran da parte sua abbia ripetutamente negato tale assistenza. In linea con ciò, l’amministrazione Trump e l’Arabia Saudita hanno incolpato l’Iran per gli attacchi del 14 settembre, mentre, da parte sua, Teheran ha negato il suo coinvolgimento.

La rivendicazione degli Houthi, secondo quanto dichiarato dal ministro francese, “sono poco credibili”, ma ciò non vuol dire, ha sottolineato Le Drian, che Parigi ritenga che il responsabile sia l’Iran.

La responsabilità dei raid aerei contro gli impianti Aramco, secondo quanto dichiarato dal ministro di Parigi, emergerà a seguito delle “indagini internazionali” avviate dai sauditi, motivo per cui Le Drian ha dichiarato che “non avrà un’opinione” in merito “prima della diffusione dei risultati delle indagini”, le quali, secondo il ministro, procederanno velocemente. In ogni caso, ha aggiunto Le Drian, “si tratta di un atto di guerra, dal momento che quando i missili colpiscono un altro Paese è un atto di guerra, ma dobbiamo tornare al principio della distensione”.

Al fine di garantire una valutazione indipendente dell’attacco, inoltre, una portavoce del Ministero della Difesa francese ha annunciato che Parigi ha inviato in Arabia Saudita una delegazione di 7 funzionari, esperti di ordigni esplosivi e di traiettorie dei missili terra-aria.

Nel frattempo, Le Drian ha reso noto che la Francia tenterà di ridurre il clima di tensione in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si riunirà la prossima settimana, quando è previsto sia l’incontro tra il presidente francese, Emmanuel Macron, e l’omologo iraniano, Hassan Rouhani, sia il vertice tra Macron e Trump.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran, sebbene Teheran smentisca, e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi. Tuttavia, nei quattro anni del conflitto yemenita, i ribelli sciiti sono riusciti a sviluppare sistemi missilistici, divenuti armi strategiche in grado di minacciare l’intera area del Golfo.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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